“Jue-Aware” D(a)N(z)A scritto nei passi. Di Luca Santambrogio

Confronto e conflitto sono le scintille che incendiano l’azione di “Jue-Aware”.
Gao Yanjinzi, della Beijing Modern Dance Company, e la madre Luo Lili, famosa figura della danza tradizionale cinese, orchestrano una performance in sei quadri. Sei frasi coreografiche compongono un dialogo generazionale che affronta il percorso dell’evoluzione, con le lotte, i dolori e le gioie che comporta.

Il sipario dell’Elfo-Puccini si apre sull’imponente figura di una donna di spalle, i capelli sciolti su uno statuario kimono fiammeggiante. Rappresentante di una cultura millenaria, Luo Lili appare come la madre per antonomasia, impeccabile sul suo trono matriarcale. La figlia si avvicina e dispiega le braccia in un gesto alare, costruendo figure che perpetuano un dolcissimo abbraccio. Raccoglie la sua lunga chioma e la sovrappone a quella sciolta della madre a crearne una sola: pur diverse, rappresentanti divergenti di altrettante culture, nell’intimo della loro femminilità scorre la stessa linfa danzante.

Il risveglio di Luo Lili dall’immobilità chiarifica la struttura della pièce. Due donne, due epoche: da un lato la tradizione, intrisa di impostazioni e rigore, dall’altro la modernità, col suo desiderio di sbrigliarsi dalle regole e la brama di correre imbizzarrita verso la propria verità interiore. Su questa dicotomia conflittuale insiste un dettaglio: le due donne sono madre e figlia, inevitabilmente legate da un affetto che non può essere ripudiato.

Non a caso la Yanjinzi cerca di muovere i propri passi danzanti nel mondo, ma resta legata alla madre per mezzo di un telo rosso, da cui cerca di divincolarsi senza successo. Luo Lili è disposta a tagliare quel cordone ombelicale ad un’unica condizione: che la figlia si misuri con la tradizione. Lascia il telo e le lancia una scarpa, che lei sa usare con raffinata leggiadria.

La lotta intestina di Gao, la ricerca del suo percorso e del suo linguaggio sono magistralmente restituiti da un sentiero luminoso che si accende sotto i suoi passi. Un’evoluzione virtuosistica del rifiuto, che infine cede alla curiosità: indossa la scarpa, ma solo per poco. Lei danza scalza, senza costrizioni. I suoi piedi hanno l’urgenza di arpionare il terreno, di affondarvi e sentire il pulsare della terra, da cui attingono un’energia rigeneratrice. Una forza che scorre vibrando in tutto il corpo fin nelle dita, che si articolano frenetiche con un movimento così intenso da assumere la risonanza di un salto.

Dopo aver sperimentato la fuga e la rivoluzione, la giovane donna diventa consapevole – aware, appunto – dell’importanza delle sue origini. Riprende quel moto alare delle braccia, che planano sulla madre con la dolce regolarità di un respiro. Il rapporto madre-figlio è fatto di carne e sangue e l’una senza l’altro non consentono il palpitare del tempo in avanti, il balzo dell’evoluzione.

Nella scena desertificata solo i due corpi e le luci di Huang Zhigao ridisegnano lo spazio. Il minimalismo scenografico sottolinea i movimenti delle danzatrici, che irretiscono il pubblico, sospeso in uno stato contemplativo. La potenza della pièce sta nella capacità di trasmettere sensazioni con estrema chiarezza, per cui ogni spettatore, al di là delle proprie competenze, è in grado di entrare in comunione empatica con ciò che avviene sul palco. L’intento comunicativo del lavoro è intuibile sin dai primi passi. Osservarne lo sviluppo per cinquanta minuti è ammaliante, ma manca una svolta in senso drammaturgico e, a sipario calato, si risente un po’ della fragilità narrativa su cui si costruisce l’opera. L’approfondimento sul tema risulta troppo dilatato per graffiare e lasciare qualcosa di più.

Nonostante i suoi quattordici anni di età, le repliche non allontanano “Jue-Aware” dai fasti della novità, ma lo irrorano di nuovo sentimento. Forse perché, al di là della tecnica e delle interpretazioni, lo spettacolo è mosso dalla forza propulsiva di un amore. Anzi, il primo amore che ognuno di noi conosce: quello per la propria madre.

 

Jue-Aware – Visto il 5.10.18 a MilanOltre, Teatro Elfo-Puccini
uno spettacolo di Gao Yanjinzi e Luo Lili
musica Liu Sola
luci Huang Zhigao
costumi Zhong Jiani
commissionato da House of World Cultures di Berlino
anteprima mondiale a Berlino 2004
premio Danza&Danza 2006
Gao Yanjinzi e Beijing Modern Dance Company sono rappresentati da Armstrong International Music and Arts Ent. Ltd.

Foto Zhang Changcheng

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