“Cedo all’usarmi” + “BIMB(Y)I”. Atti di fede di Antonio Montanile. Di Luca Sant’Ambrogio

Un giorno un monaco mi disse che la fede è dubitare. Il dubbio pervade i lavori di Antonio Montanile, e la spiritualità che intride l’atmosfera lo consacra sacerdote del non detto, mistico conoscitore di aspetti dimenticati dell’essere.

“Cedo all’usarmi” è uno studio sulla stasi, la rappresentazione della dismisura per converso. In scena sembra non succedere nulla: il pubblico è perplesso. Solo un corpo che si contorce nel silenzio della sua solitudine. Montanile drena l’effluvio della creatività, lavora in sottrazione. Condensa la sua esuberanza partenopea nel piccolo, nel dettaglio, creando poesia nella tensione muscolare, nella contrazione, nella lentezza interminabile di un micro gesto. Giordano Novielli pare non seguire una coreografia, ma vivere l’esplorazione del proprio corpo nello spazio. Il ribaltamento del concetto di danza è totale: nell’azione trattenuta e incipiente si genera un’energia elettrostatica che scorre sotto pelle. Mani e piedi sono protagonisti, scavano nel palcoscenico come radici di un albero centenario.
Le luci di Danila Blasi creano una scenografia luminosa, che si fa aerea per mezzo del fumo. I tanti proiettori, riverberati su una superficie specchiata del palco, disegnano linee cangianti, mistiche, che amplificano la catarsi della piéce. Con l’intensificarsi della luce, si solleva un canto antico, eco metallica di lontane litanie di vecchie signore di paese. La decostruzione fisica sonda la verticalità e il performer si innalza dinoccolato come un ramo nodoso. Ora scava nell’aria, che improvvisamente si fa materia, solida e grumosa.

La performance è un microscopio puntato sui sensi: svela al pubblico la magia del gesto più banale, riscoprendo la meraviglia dell’abbandono del corpo all’ascolto di se stesso.

Un turbinio meccanico squarcia il silenzio. Un frullatore si avvia imbizzarrito. Alessandro Sollima e Nicolas Grimaldi Capitello replicano il movimento rotatorio di una frusta. L’automatismo impastatore della coreografia procede compulsivo, sperimentando ogni eccesso. I performer vorticano gli arti, tesi come ganci robotici, ruotano le teste, i busti, fino a incastrarsi in figure complesse e a diventare totalmente accessori di un immaginario meccanismo sovrano, un “BIMB(Y)I” – appunto – che governa ossessivamente ogni movimento. L’impersonalità dell’azione e la reiterazione rimandano quasi alla biomeccanica e al nuoto sincronizzato. Una voce da réclame, motteggia la scena con toni briosi da televendita.
Ma gli uomini non sono macchine. La tensione centrifuga si dirada e nell’eco della stanchezza affiora una dimensione primordiale. I movimenti si fanno più rarefatti, fluidi e meno sincopati, come se i danzatori fossero immersi nello spazio liquido di una placenta.

Le suggestioni sfuggono dal vortice dell’azione come una girandola impazzita. Di sicuro è facile leggere in questa operazione una critica alla lobotomizzazione cui l’uso spropositato della tecnologia ha condotto. Ma il lavoro di Montanile è più sottile, si sofferma – ancora – nel piccolo. La coreografia meccanizzata, studiata sul movimento automatico dell’elettrodomestico, pone l’accento sulla incolmabile differenza tra uomo e robot. L’essere umano, infatti, finisce qui per sfruttare l’azione come pratica di ascesi. La fatica fisica bonifica il corpo da paure e preconcetti, annienta la ragione pratica dell’adulto e porta i protagonisti ad una forma più profonda di autocoscienza. Finalmente liberati dagli obblighi, dalle imposizioni, dalla tecnologia di cui non si può più fare a meno, ritrovano una dimensione genuina, vera, libera: quella dei “BIMB(Y)I” del titolo. Ma senza Y.

Per tornare a quel monaco: la fede è dubbio, sì. L’arte è dubbio. E la forza dell’espressione, l’intensità del gesto, la potenza del sentimento che vive chi è in scena e che si riverbera nel pubblico, hanno generato sul palco dell’Elfo Puccini un movimento che ci ha avvicinati tutti un po’ di più a Dio.

 

Visti il 30.09.18 a MilanOltre, teatro Elfo Puccini

CEDO ALL’USARMI
da un’idea di Antonio Montanile
interprete Giordano Novielli
musiche Juliana Barwick, MISERE di Sessa Aurunca – Giovanna Marini
luci Danila Blasi
scene Mattia Di Mauro
produzione Interno5
con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Campania
residenza Summer studios P.A.R.T.S / ROSAS (Bruxelles), Tendance Festival (Roma)

BIMB(Y)I
Perfomance perpetua per due performer
ideazione Antonio Montanile
interpreti Alessandro Sollima, Nicolas Grimaldi Capitello
scene Mattia Di Mauro
produzione Interno 5
residenze CSC Garage Nardini (Bassano del Grappa), ex Asilo Filangieri (Napoli), Komm Tanz (Rovereto)
durata 50′ senza intervallo
prima nazionale   

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