Look Look + No comment di Laboratory Dance Project: uno sguardo sulla libertà. Di Luca Sant’Ambrogio

“Guarda! Guarda!” bisbigliano i bambini che colorano una platea straordinariamente giovane. Lo stupore è plausibile: la compagnia sgattaiola fuori dal sipario con le luci di sala ancora accese. Laboratory Dance Project, la pluripremiata compagnia di Seoul, sfila al Teatro dell’Elfo sfoggiando completi sgargianti. Ad ammutolire il pubblico non è solo lo sfondamento della quarta parete, ma un dettaglio fondante dell’intera operazione: tutti indossano una calzamaglia, che annulla i tratti somatici. Si intercetta una figura goffa e controcorrente, che insinua un dubbio: quel mondo caleidoscopico può non essere perfetto come sembra. È lei a salire sul palco e ad aprire le danze. In scena un danzatore cerca di urlare, ma non può. Dalla sua bocca coperta escono solo rantoli annaspanti. Il grido dà avvio ad una ricerca corale, che scava nel corpo per trovare voce e verità.

Lo stile pirotecnico della compagnia, che rimanda all’esplosività di un fuoco d’artificio per l’istrionismo cromatico dei costumi di In-sook Choi, irretisce il pubblico. I loro gesti danzati paiono semplici perché teatralmente modellati su una plasticità quotidiana, ma sono sorretti da un’energia traboccante e un’urgenza scalpitante.

La drammaturgia presenta la reiterazione di uno schema: uno o due personaggi si distaccano dalla schiera in cerca di sé, ma sono costretti a tornare nel branco, con movimenti che tendono sempre più all’automatismo. Nell’armonia corale ogni individuo è significato da una propria energia tribale, sprigionata in un utilizzo interessante della schiena e delle spalle. L’andirivieni dei singoli dal gruppo si contestualizza nel contrasto dei costumi bizzarri, ma spersonalizzati nell’annullamento del volto. La scelta è un drammatico calco della realtà: carichiamo l’apparenza con l’estro dell’appariscenza, per nascondere al mondo la genuinità di esseri umani. Cerchiamo di ritrovarci allontanandoci dagli schemi sociali, ma siamo ormai troppo dentro questa finzione: la maschera che indossiamo è cucita sul volto. I danzatori cercheranno di levarla, ma cadranno, resteranno in bilico e inevitabilmente faranno ritorno nel gregge. Solo nel finale, prevedibile ma rasserenante, riusciranno a liberarsene e a guardare il pubblico, per la prima volta.

“Look Look” è un titolo profetico, che disegna tutta l’iperbole dell’azione: dall’impellenza del guardare la diversità – pronti a giudicarla – all’esigenza di interrompere le danze e scrutarsi dentro.

Dopo un lucido spaccato di realtà, “No comment” si configura come un inno alla vita.

Un uomo si contorce nella penombra, mentre un altro, con una camicia porpora si batte il petto, ritmando il battito cardiaco. Dal fondo, in un fascio di luce, più uomini si incamminano verso l’oscurità, ma presto arriva qualcuno a riportarli al sicuro. Il ritmo si fa più incalzante, la luce dissipa l’oscuro, la scena si riempie. Dieci uomini si sfidano in acrobazie e si incitano con sonori “eh!”. L’uso dello spazio scenico è totale. L’equilibrio tra esplosione di movimento e staticità sottolinea il fremito che percorre la compagnia, che mantiene per tutta la performance il gesto-simbolo di battersi il petto. Il concetto di danza viene superato nell’euforia dionisiaca della festa e della coralità ed è sintetizzato con efficacia nel semplice tenere il tempo col piede. Musiche cadenzate di Goran Bregovic e del gruppo Transglobal Underground, ritmi esotici, rimandano ad un’atmosfera sciamanica, che rende la coreografia una sorta di rito di iniziazione. Il pulsare della vita, che affonda nella verità dell’hip-hop e della break dance, porta gli eleganti uomini di classe ad una progressiva nudità. Si spogliano delle costruzioni sociali e delle categorie stilistiche. Si sporcano con gioia di realtà. Si catapultano nel pubblico e lo invitano a battere a tempo le mani. Salvo poi tornare sul palco e pulire i propri passi con le camicie di cui si sono liberati: è l’inizio di un nuovo percorso senza più giudizio, senza più nessun commento.

 

Visti il 29 settembre 2018 a MilanOltre Festival

LOOK LOOK
coreografia Dong-kyu Kim
interpreti Set-byeol Lim, Sung-hyun Kim, Hyuk Kang, Na-ra Yoon, Bo-ram Kim, Su-in Kim, Jeong-min Lee, Geon Jung, Ho-young Shin, Ji-ho Jang, Rog-yee Jung, Joo-hee Lee, Yoon-joo Han, Hong Lee, Ha-neul Jung
musica Hyong-min Kim
luci Jung-hwa Kim
costumi In-sook Choi

NO COMMENT
coreografia Chang-ho Shin
interpreti Won-ho Jang, Sung-hyun Kim, Hyuk Kang, Na-ra Yoon, Jeong-min Lee, Geon Jung, Ji-ho Jang, Seung-wook Song, Ha-neul Jung, Hyun-woo Bae
musiche: Goran Bregovic, Transglobal Underground Group
luci Jung-hwa Kim
durata 35’+17′ con intervallo
Prima nazionale

Ph. Baki

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