Panorama Roma nel cuore di Short Theatre. Cronaca della Parte prima, di Iacopo Gardelli

La maratona teatrale di Panorama Roma inizia presto, alle 14, con la prima delle tre sessioni di lavoro che riempiranno la domenica dello Short Theater Festival fino alle 23. Il format è nuovo. Voluto dal direttore artistico Fabrizio Arcuri e coordinato dal critico Graziano Graziani, Panorama Roma, vero e proprio cuore concettuale del festival, mette assieme nove realtà della scena teatrale performativa romana per fare un punto della situazione.

A Roma manca l’aria, non solo per il caldo settembrino. Il doppio movimento di chiusura di spazi non istituzionali aperti a tutti gli artisti da una parte, e di asserragliamento politico dall’altro, hanno portato al soffocamento di feconde realtà culturali. C’è l’impressione che manchi oggi nella capitale un vero dialogo fra gli artisti, un luogo dove incontrarsi, confrontarsi, una bolla dove “provocare nuove realtà”, per riprendere il claim del festival.

Panorama Roma vuole riaprire questa bolla e riattivare una discussione fra artisti, critici e operatori, cercando di scrollare dalle spalle un po’ della sfiducia accumulata negli ultimi anni. Si giustifica così la struttura di questa costola del festival, organizzata in tre triplette. Brevi momenti performativi di ogni singolo gruppo (studi di opere ancora in lavorazione, anteprime, discussioni aperte col pubblico, etc.) introducono a un dibattito aperto.

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È il giovane gruppo Dynamis ad aprire i lavori con M², una “performance partecipativa” sul valore dello spazio che rientra nella logica di Panorama Roma. Qui la riduzione degli spazi vitali è icasticamente rappresentata da un metro quadrato di prato, piazzato in mezzo alla scena, su cui dovranno convivere sei involontari attori scelti dal pubblico.

Una voce off dalla regìa e un unico attore sul palco guidano i novelli esploratori alla colonizzazione di questo coriandolo di terra, sottoponendoli a prove ridicole come un ballo di gruppo.

Qui la critica si fa difficile, perché il sottoscritto è stato una delle fortunate cavie di scena. A giudicare dalle risate del pubblico, il dispositivo ha funzionato; resta da sciogliere qualche nodo sul ruolo dell’unico attore sul palco, apparentemente superfluo dato che il grosso dell’azione scenica è svolto dai volontari e dalle indicazioni della regìa. Trattandosi però di un estratto di un lavoro più lungo, è meglio sospendere il giudizio.

Allo stesso modo, si sospenderà il giudizio sull’ultimo dei momenti di questa prima sessione. Salvo Lombardo, coreografo del gruppo Chiasma, ha presentato il suo prossimo progetto L’esemplare capovolto, dedicato alla decostruzione artistica e concettuale del Gran Ballo Excelsior di Luigi Manzotti, manifesto della fiducia positivistica andato in scena alla Scala di Milano nel 1881. Con l’aiuto di quattro performer, Lombardo ha stimolato il pubblico a riflettere sul concetto di “esotico”, cercando di ampliarlo ed emendarlo dai pregiudizi; ma il lavoro è ancora troppo acerbo per trarne dei bilanci.

Senza dubbio la presentazione più interessante di questa prima sessione è stata quella di Elvira Frosini e Daniele Timpano, che hanno dato qualche anteprima del loro prossimo spettacolo Gli sposi, del francese David Lescot. Il testo racconta la storia dei coniugi Nicolae Ceauşescu ed Elena Petrescu, dall’infanzia trascorsa in Valacchia alla morte per fucilazione nel Natale del 1989 – quando la Romania, a pochi giorni dalla caduta del Muro, passò violentemente dal comunismo alla democrazia.

Lescot ha immaginato una coppia grottesca, caricaturale, a metà fra i Macbeth e gli Ubu. L’estratto dell’inizio dello spettacolo e il passaggio finale sulle barzellette sono bastati a far capire che questo adattamento italiano si preannuncia molto interessante (debutterà all’India il prossimo 9 novembre).

La dialettica fra i due coniugi è portata all’estremo da Timpano, goffo ed esplosivo dittatoruzzo che alterna strepiti isterici all’ascolto mansueto di Maria Tănase, e dalla Frosini, dura e coriacea donna di potere, carica di perfida ironia mentre racconta al marito le barzellette più popolari di Romania: “Sai perché i romeni non riescono a usare il francobollo con la tua faccia? Perché sputano sul lato sbagliato”. Frosini e Timpano tornano alla riflessione sulla storia contemporanea, e le premesse per uno spettacolo memorabile ci sono tutte.

PANORAMA ROMA ha abitato l’intera domenica 9 settembre di Short Theatre 18

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