Panorama Roma, cronaca della Parte seconda, di Iacopo Gardelli

Il pomeriggio di Panorama Roma riparte con un’installazione video di Industria Indipendente. DUNNO #1 Refugia (Analoghìa Superpower) è un video dramma che tiene assieme diverse storie futuribili.

Erica Z. Galli e Martina Ruggeri giocano col futuro prossimo. A volte partono dagli sviluppi più inquietanti dell’intelligenza artificiale – come per la storia di Bob e Alice, le due intelligenze artificiali create da Facebook che, dopo qualche scambio in linguaggio naturale, hanno cominciato ad evolvere un loro idioletto incomprensibile; altre volte dalle contraddizioni del presente. Penso alla storia dell’hikikomori italiano Chtuluzombie, intervistato via Skype, che racconta le ragioni del suo isolamento e la sua visione del mondo demenzial-rousseauiana – storia messa in cortocircuito con la vicenda biografica di Emily Dickinson, poetessa hikikomori ante litteram.

Il tutto è pervaso da un’entità, Dunno, un ibrido non espresso fra dio, fantasia immaginaria, utopia politica e spazio virtuale di connessioni politiche, che trasporta sul digitale la soteriologia di Marx.

Industria Indipendente mette troppa carne al fuoco; non riesce a coordinare i quadri narrativi e ricorre all’uso di tanto (troppo) testo scritto – schermate che inevitabilmente rallentano la fruizione del video. Soprattutto non riesce a catturare immagini convincenti, dei simboli che tengano assieme le storie.

Diverso discorso invece per l’anteprima di Here We Go di Bluemotion. Il cantiere su Caryl Churchill coordinato da Giorgina Pi continua con un testo della drammaturga inglese scritto nel 2015.

Come tradizione siamo in un buon salotto della borghesia inglese. L’occasione è luttuosa: si sta consumando un rinfresco per la morte di un personaggio di cui non sappiamo il nome. La Churchill è bravissima a ridicolizzare gli small talks tipici di queste occasioni, che salvano dall’imbarazzo di dover pensare a qualcosa di senso compiuto.

Ma già da questo breve estratto si vede che c’è qualcosa che non torna. I personaggi sembrano a volte ricordare un uomo diverso a seconda del parlante.  Si cantano le lodi del caro estinto, ma il problema è che non riescono a mettersi d’accordo: gli piacevano i cani o i gatti? Era un ubriacone o un letterato? Era un elegante borghese avvezzo all’equitazione o un “montone” fedifrago? Le domande sono risolte da una sonata in tedesco eseguita dal vivo (come tutta la musica) che unisce in un canto tutti i partecipanti.

L’ultima sessione di Panorama Roma si apre con una pièce comica “romanissima” firmata da Alessandra di Lernia. Una donna, bloccata a casa per un problema a una gamba, riflette su un suo “ammanco di trascendenza” assieme all’amica che l’accudisce: in breve, non riesce più a pregare perché ossessionata dall’immagine di suore oranti davanti alla statua della Madonna.

Il testo, che nelle parti dialogiche scivola bene, incespica un po’ quando si tramuta in monologo. Ben scritta la scena del litigio fra l’amica occidentale e la donna col burka – non a caso la di Lernia ha un dottorato di ricerca in Civiltà islamica –, che in un crescendo di invettive fotografa bene le contraddizioni e della xenofobia occidentale e del bigottismo islamico. Meno convincente invece la resa scenica di certi passaggi, come i tre spiriti dell’inconscio della protagonista che si presentano nelle vesti di Lacan, Darwin ed Hegel.

Prima di concludersi con la grande festa a cura di Artisti§Innocenti, che ha tenuto assieme pubblico e attori non professionisti in una performance quasi interamente improvvisata, c’è stato il tempo per presentare il prossimo lavoro della compagnia lacasadargilla.

Come ha spiegato la regista Lisa Ferlazzo Natoli, si tratta del primo adattamento italiano di un’opera dell’australiano Andrew Bovell, When the Rain Stops Falling. Il testo, in bilico fra passato e futuro prossimo (l’azione parte nel 2039), mischia due generi molto frequentati dalla letteratura anglosassone: la saga famigliare e la distopia. La lettura dell’inizio dell’opera, scritta nel 2008, è stata affidata alla voce di Alice Palazzi – che tuttavia non sarà in scena al debutto del prossimo febbraio.

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Sono molte le cose che sono rimaste fuori da questo breve resoconto: lo studio su Ibsen di Federica Santoro e Luca Tilli, i vari momenti di discussione aperta sulla scena romana… In definitiva, che panorama offre l’Urbe agli occhi di un provinciale in trasferta? Si avverte un po’ di stanchezza collettiva, una certa disillusione. Si avverte la voglia di evitare temi difficili e tradizionali, rifugiandosi spesso nel contemporaneo più disimpegnato. Ma si avverte anche un gran bisogno di raccontare l’attualità, un grande rispetto per il lavoro teatrale e una grande combattività. Panorama Roma potrebbe essere un primo passo per uscire dai pantani, a patto di non chiudersi nell’autoreferenzialità – la forma più subdola del provincialismo. Male italiano.


PANORAMA ROMA 
ha abitato l’intera domenica 9 settembre di Short Theatre 18

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