Con gli occhi dell’altro. António e Cleópatra di Tiago Rodrigues. Di Iacopo Gardelli

Prendiamo i “mobiles” di Alexander Calder: se dovessimo far loro una foto, che prospettiva dovremmo scegliere? Basta un refolo d’aria per trasformare la loro struttura e modificarne l’equilibrio fra colori e forme. Non c’è un solo modo di vederli, ma tanti, tutti assieme. Sta nel movimento la loro essenza.

Questo sembra suggerire la presenza di una scultura simile a quelle di Calder sulla scena di António e Cleópatra, spettacolo del 2014 firmato dal regista portoghese Tiago Rodrigues. I due personaggi giocano con questa scenografia essenziale, disegnata da Ângela Rocha: ci girano attorno, la guardano da altre prospettive, mentre raccontano la storia di Antonio e Cleopatra secondo Shakespeare. E proprio come succede per i “mobiles” di Calder, anche il lavoro di Rodrigues sfida la presunzione di un punto di vista univoco.

Sulla scena non si vedranno mai né Antonio, né Cleopatra, ma un particolare punto di vista su questi due personaggi. Come in un gioco amoroso, la straordinaria coppia in scena, formata da Sofia Dias e Víktor Roriz, racconta le azioni di due personaggi invisibili, a ruoli invertiti. “Antonio si alza. Antonio respira. Antonio dice: L’Egitto è la mia prigione”, scandisce la Dias, impeccabile (come il suo compagno), nel seguire un testo complesso, che fa della ripetizione e della frase breve il suo cuore estetico. Il tutto in un perfetto silenzio, intervallato durante le brevi pause (ne ho contate quattro) dalla colonna sonora del film di Mankiewicz, composta nel ’63 da Alex North.

Un flusso di osservazioni minime, quasi fenomenologiche, cattura ogni movimento e ogni parola dei due ipotetici personaggi, mentre la gestualità degli attori li rende presenti al pubblico in una perenne deissi, in un perenne scollamento fra corpo dell’attore e ruolo teatrale. Così la storia che viene raccontata non è semplicemente l’Antonio e Cleopatra shakespeariano, ma una sua nuova versione più complessa, che moltiplica i punti di vista, che sdoppia come in uno specchio la relazione fra i protagonisti.

La riflessione su una storia d’amore si mescola ad una riflessione sul teatro. Così come due amanti finiscono per vedere le cose con gli occhi dell’altro, allo stesso modo in teatro “il viceversa è una regola”, avverte il regista, che ha anche riscritto il testo originale del Bardo per questo adattamento.

Un testo che raggiunge livelli molto alti. Penso alla bellezza di certe immagini (il segno del bracciale a forma di aspide impresso sulla pelle di Cleopatra dalla stretta di Antonio; il solletico che sente la regina quando prova i vestiti dell’amante), e alla resa scenica di un amore che supera ogni altro valore (coraggio, responsabilità, patriottismo) fino a negarlo.

Antonio a Roma guarda Ottaviano, ma ormai sono gli occhi di Cleopatra quelli che si è portato a casa; così è l’odore del soldato romano a ossessionare la regina, trasformata in una capricciosa e volitiva bambina durante la sua assenza. “Voglio tornare al presente, voglio tornare a quella notte”, si lamenta Cleopatra. Non è forse questo il sintomo più preoccupante dell’amore: non riuscire a vivere se non insieme, considerare parentesi tutti i momenti passati lontano dall’altro?

In fondo, lo spettacolo di Rodrigues racconta un innamoramento. Ma con acume e delicatezza non indulge in romanticismi. Rodrigues decide di spostare l’attenzione sulla perdita sublime (e a tratti paurosa) di un’identità individuale nel rapporto amoroso. Non a caso il momento più intenso di questo spettacolo giunge alla fine, quando ormai sulla trama di Shakespeare incombe l’ombra della morte.

Cleopatra assiste un Antonio morente, ed è in questo fugace momento che i due attori prendono possesso dei personaggi e delle loro parole. Diventano un unico corpo, che respira lo stesso flusso verbale, che ripete in una pulsazione le stesse parole mano a mano che esse mutano nell’assonanza e nella ripetizione. Uno stratagemma teatrale fortissimo, che attraverso intraducibili calembour in portoghese riesce a rappresentare l’unione simbiotica dei due personaggi prima che si separino per sempre. In questo momento la “e” che congiunge i due nomi del titolo scompare.

 

 

Visto il 7/9/2018 a Short Theater, Roma
António e Cleópatra
testo Tiago Rodrigues
con citazioni da “Antonio e Cleopatra” di William Shakespeare
regia Tiago Rodrigues
con Sofia Dias e Vítor Roriz
scenografia Ângela Rocha
costumi Ângela Rocha, Magda Bizarro
disegno luci Nuno Meira
estratti musicali dalla colonna sonora del film “Cleópatra” (1963) di Alex North
collaborazione artistica Maria João Serrão, Thomas Walgrave
allestimento scenico Decor Galamba
traduzione inglese Joana Frazão
produzione esecutiva Rita Forjaz
produzione esecutiva nella creazione originale Madga Bizarro, Rita Mendes
produzione TNDM II dalla creazione originale della compagnia Mundo Perfeito
coproduzione Centro Cultural de Belém, Centro Cultural Vila Flor, Temps d’Images
residenza artistica Teatro do Campo Alegre, TNSJ, Alkantara

Foto di Claudia Pajewski

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