Non è un paese poetico. “Calcinculo” di Babilonia Teatri. Di Iacopo Gardelli

“Provocare realtà”, chiede lo Short Theater ai suoi artisti. Raccontare – e dunque fare esistere – ciò che di solito rimane fuori dalle inquadrature. Calcinculo di Babilonia Teatri sembra rispondere a questo appello.

Mentre a Venezia, proprio in questi giorni, sta andando in scena la fiera delle vanità, esiste una provincia che non viene raccontata. A pochi chilometri dal tourbillon mediatico del Lido esiste un hinterland schizofrenico e “permanente”, con le sue miserie e le sue paure, su cui non vengono quasi mai puntati i riflettori. Provincia che senza dubbio esiste, forse “più” del Festival di Venezia.

Calcinculo fotografa questa realtà, quell’universale provinciale che accomuna gran parte del paese, con i suoi capannoni, con le lande nebbiose, con i bar dei cinesi “che non sanno fare lo spritz”, con i suoi abitanti ossessionati dalla sicurezza, parola-feticcio che tradisce un’immensa fragilità esistenziale.

Per dipingere questo bel quadretto, il gruppo veronese si è affidato a un approccio pop, che non teme di cadere nel trash aperto e nella provocazione. Da una parte i brani musicati da Lorenzo Scuda ed eseguiti da Valeria Raimondi; dall’altra i monologhi serrati, a metà fra nenie religiose e poetry slam, di Enrico Castellani. A vagare sulla scena, il totem silenzioso di Luca Scotton, che mi ha ricordato certi personaggi di Cinico Tv.

Calcinculo si compone di quadri narrativi slegati, di diapositive accomunate dallo stesso gusto per il grottesco e per l’iperbole. La Raimondi gioca sul contrasto tra forma e contenuto: in giacchetta di jeans e gonna di tulle vocalizza dei versi agghiaccianti (“La mia depressione fa orario continuato | ha chiesto il part-time, ma non gliel’hanno dato”) accompagnata da un’allegra e appiccicosa base pop che fa molto festa di paese.

Castellani si lancia in verbigerazioni psicotiche: ora è un personaggio ossessionato dalla sicurezza (“Torno a casa dal lavoro e ho paura; metto l’allarme e ho paura: se suona mi faccio un infarto”), che sogna di congelare la madre per non vivere il dolore della sua morte; ora è un artista che decide di smetterla col teatro, conscio che non potrà mai raggiungere la popolarità e la “visionarietà” degli attentatori dell’Isis (mutatis mutandis, ricordo parole analoghe di Stockhausen dopo l’11 settembre).

Sullo sfondo, le bandiere della Serenissima, simbolo della Lega che fu, innestate sopra una serie di estintori rossi. Dall’alto pende il seggiolino metallico di un calcinculo, correlativo oggettivo di questa provincia sempre uguale a se stessa, infestata di luna park e mostre canine – d’altronde, come canta la Raimondi: “la nebbia non è romantica, la provincia non è poetica”.

 Il flusso dello spettacolo è interrotto due volte: la prima, da una sfilata di cani, presentati da Castellani come persone (“Questa è Nana, ha un master in psicologia alla Sapienza di Roma. Un bell’applauso!”); la s econda, sul finale, dalla partecipazione del coro alpino “Ana Valli Grandi”, definito “centro di gravità permanente” della compagnia.

Si sente la verità dell’immaginario evocato da Babilonia Teatri in questo Calcinculo. Si sente la rabbia per la stupidità di questi tempi, per il pensiero quasi primitivo di certe fasce della popolazione. Sotto la lente di un’ironia feroce, deformata dal gusto grottesco della compagnia di Oppeano, e ridicolizzata in nenie quasi sempre scritte in metrica, la realtà raccontata provoca e strappa un sorriso.

Ma anche la provocazione può essere retorica, se non approfondisce le ragioni profonde di queste miserie, l’origine storica e psicologica di questa realtà. Tutti avvertiamo lo stridore di una “preghiera per il calcestruzzo”, di un inno ai muri; ma forse non siamo riusciti a capire come siamo arrivati a questo punto. Ed è un peccato che una della immagini più belle e poetiche, quella dei leoni di San Marco che si staccano dalle bandiere e volano via “da questa terra che non è la loro”, non sia stata approfondita, ma solo citata così, en passant, verso la fine dello spettacolo.

7 e 8 settembre, Short Theatre
Calcinculo
Di Babilonia Teatri
Di e con Enrico Castellani e Valeria Raimondi, e con  Luca Scotton
musiche Lorenzo Scuda
fonico Luca Scapellato
direzione di scena Luca Scotton
produzione Babilonia Teatri, La Piccionaia
coproduzione Operaestate Festival Veneto
scene Babilonia Teatri
produzione 2018
si ringraziano il Coro Ana Valli Grandi e
Cuore Husky rescue

Foto Angelo Maggio

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