Antonio e Cleopatra: una storia di traduzioni e tradimenti. Di Laura Timpanaro

Tradurre è un po’ tradire e Antonio e Cleopatra di Tiago Rodrigues  si configura proprio come una storia di traduzioni e tradimenti molteplici. Il primo tradimento è quello del teatro nei confronti della storia. Shakespeare ha scritto una delle sue più famose opere perpetrando un bellissimo tradimento nei confronti della storia. Il cinema ha tradito a sua volta il teatro perché Richard Burton ed Elizabeth Taylor  diedero vita ad una coppia che Antonio e Cleopatra non furono mai  ma che in realtà è sempre esistita. Tiago Rodrigues, attore, regista e autore portoghese, porta a Short Theatre 2018 il suo Antonio e Cleopatra di Shakeaspeare, operando un’altra traduzione: linguistica, perché la pièce è scritta in portoghese e artistica perché combina il linguaggio della danza con quello del teatro, e inevitabilmente tradisce la coppia dell’immaginario cinematografico con Sofia Dìas e Victor Roriz, la coppia del qui e ora di ciò che fu allora, riscrivendo l’opera  in cui il bardo ha inventato la politica dell’amore, perpetrando quindi un altro tradimento nei confronti dei dialoghi in favore della ripetizione e della semplicità della didascalia informativa.

Tiago Rodrigues  evidenzia l’attualità della storia di Antonio e Cleopatra, la passione accecante dell’inizio, il dolore per la delusione cocente, la gelosia, la rabbia e la tragedia, finale obbligato di un grande amore. Sentimenti che fanno parte del linguaggio contemporaneo e dell’universo dell’uomo contemporaneo, passioni, desideri e dolori per nulla scalfiti da diversi secoli di storia.

È  in questa direzione che scava Tiago Rodrigues: nell’attualità di un classico, nel sentimento dei due amanti, indagando il concetto di “vedere con gli occhi dell’altro” con un’operazione drammaturgica basata sulla ripetizione e sulla musicalità della prosa, rischiando di apparire verbosa e riparando quindi di tanto in tanto strategicamente con virate verso il comico. La drammaturgia di Tiago si serve di una commistione di linguaggi: la musicalità della prosa si accompagna alla semplicità della danza: brevi, semplici ed essenziali coreografie fanno da contraltare alla complessità del contenuto veicolato. I due interpreti sembrano portare avanti per tutta la durata della pièce una danza, fatta di movimenti che si susseguono a specchio, di parole che rimbalzano da un interprete all’altro evidenziando la reciprocità, vera chiave di volta non solo del rapporto tra i due amanti ma del teatro in senso ampio. La narrazione dei loro gesti (Antonio che indossa gli abiti di lei, Cleopatra che veste Antonio e lo trucca), la loro danza circondata dagli schiavi, ebbri di vino e di passione, la violenza dell’imperatrice verso il messaggero che annuncia le nozze di Antonio e la vicinanza, quasi contiguità di due innamorati, tali da raccontare uno il respiro dell’altro e poi così crudeli da darsi la morte.

A fare da sfondo alla tragedia c’è il Mediterraneo che affascinava Shakespeare, valorizzato dalla poesia e dalle suggestioni di Rodrigues che ci restituisce l’Egitto esotico e lussureggiante e la Roma dei palazzi di potere tratteggiandone sapientemente i lineamenti e realizzandone un ritratto vivido.

Lontani dall’immaginario Shakespeariano e dalla sfarzosa produzione cinematografica, Antonio e Cleopatra per Tiago Rodrigues sono semplicemente due amanti senza tempo e senza spazio, vestiti in modo anonimo (jeans e t-shirt neri). Spogliati dei loro ruoli tradizionali di uomo di potere e di donna ammaliatrice si riscoprono appassionati su uno spazio asettico, spoglio ed essenziale: un tavolino che ospita un giradischi, due casse, due bicchieri di cristallo e un disco con le colonne sonore del film interpretato da Richard Burton ed Elizabeth Taylor. Nessun altro elemento figurativo in scena, dove la vera protagonista è l’immaginazione: Antonio immagina di essere Cleopatra e viceversa. Due lati della stessa storia come i cerchi blu e gialli di vetro sospesi nella scenografia.

Tiago Rodrigues mette in scena la danza dell’amore e della politica che mescolandosi in una storia di continui tradimenti conduce alla rivelazione di una politica dell’amore, crudele e spietata e sorprendentemente reale.

Un’operazione coraggiosa con la quale Tiago Rodrigues rivendica la propria indipendenza e autonomia come artista,  assumendosi la responsabilità e libertà di confrontarsi con un grande classico in modo sovversivo.

Visto il 6/9/2018 a Short Theatre, Roma
Antonio e Cleopatra
testo Tiago Rodrigues
con citazioni da António e Cleópatra di William Shakespeare
regia Tiago Rodrigues
con Sofia Dias e Vítor Roriz
scenografia Ângela Rocha
costumi Ângela Rocha, Magda Bizarro
disegno di luz Nuno Meira
estratti musicali dalla colonna sonora del film Cleópatra (1963) de Alex North
collaborazione artistica Maria João Serrão, Thomas Walgrave
allestimento del palco Decor Galamba
traduzione inglese Joana Frazão

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