Nessuno si muova!? Una notte al museo con Teatro Campestre. Di Viviana Santoro

Tutte le sale del museo naturale di Bassano del Grappa sono spente. Spenti gli invertebrati inferiori, l’entomologia, gli ecosistemi marini. Spenti savana, praterie, deserti. Diversificazione ecologica dell’Italia? spento. Ogni giorno alle 20, dal lunedì al venerdì (eccetto i festivi), un custode meticoloso e annoiato serra porte e finestre, perlustra anfratti, pulisce pavimenti, incalza visitatori attardati (sono tanti, si capisce) e tira un sospiro di sollievo al pensiero che domani, al suo ritorno, tutto sarà rimasto lì. Immobile, immutato, spento dentro. Una sfilata di “carogne centenarie e imbalsamate”, inchiodate in posture artificiose con tanto di didascalia dettagliata che nemmeno Severino il custode, dopo dieci anni, conosce.

Ma quest’ultimo aspetto non conta. Cosa importa, infatti, guardarsi attorno, apprendendo con interesse chi è quel diverso, da dove viene, qual è la sua storia? Interrogare gli occhi vitrei e indifferenti di orsi, gatti selvatici, cervi e altre specie minacciate e saperci trovare qualcosa di comunicativo? Che domande poco attuali. Piuttosto, ciò che conta è che dieci anni, nella vita di un uomo, significano senso si appartenenza a quel luogo e rivendicazione del diritto di abitarlo e conservarlo come fosse suo. Solo suo. Ecco allora che quando nel museo si presenta un’inspiegabile e inaccettabile minaccia esterna, bisogna contrastarla, perché “se uno è in un posto prima, e poi arriva qualcun altro, è quell’altro lì l’intruso, non quello che c’era prima, che era lì che lavorava”.

Nell’anno che chiude il centenario del primo conflitto mondiale e che è stato scelto come anno europeo del patrimonio culturale – e civile -, temi cari a Operaestate Festival, la bravura bestiale (è proprio il caso di dirlo) di Elisabetta Granara e Diego Dalla Via ci accompagna per le sale del Museo Naturale di Palazzo Bonaguro in un percorso stratificato, che con fresca comicità scandaglia il tema dell’immigrazione secondo il filtro della biodiversità, dell’evoluzione, del “niente si conserva e tutto si trasforma”.

Nei minuti trascorsi insieme, tra spettatori, belve impagliate e attori genuinamente caricaturizzati, il museo di storia della terra si è scrollato di dosso quella coltre polverosa e spessa, ricominciando a comunicare e a interagire col tempo, con noi che la storia la stiamo facendo ora. Per farsi guardare, ha disseminato qualche cesto di banana qua e là e ha appoggiato un rosario sulla zampa rachitica di un coniglio, che ha cominciato a raccontare la sua storia, tra viaggi, Overseas e altre esperienze personali. E se qualcuno si stesse chiedendo cosa c’entra in tutto questo la banana, basta mangiarne una per scoprire che dietro quel frutto innocente si nasconde qualcosa di inquietantemente insolito… Non vale consultare wikipedia! La dottoressa Granara, stimata biologa del museo, ne sa comunque molto di più e non vede l’ora di condividere, con approccio scientifico e linguaggio impastato di latino e accento veneto, il suo sguardo poetico sul grande Habitat Naturale che è questo mutabile mondo.

 

31 agosto 2018
Palazzo Bonaguro, Bassano del Grappa, festival Bmotion Teatro
HABITAT NATURALE
Gruppo Teatro Campestre
Coproduzione del festival di Elisabetta Granara
con Diego Dalla Via, Elisabetta Granara
costumi Elisabetta Granara
produzione Il Gruppo di Teatro Campestre, La Piccionaia Centro di produzione teatrale

 

 

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