Tamerlan: La libertà che non c’è. Di Francesca Cecconi

Attesi.
Anche sotto la pioggia di luglio.
Come a un concerto rock.
Con le luci al neon in lontananza.

In scena Tamerlan della compagnia Ricci/Forte che, per problemi tecnici, costringe il pubblico del Mittelfest ad attendere più di mezzora sotto una lieve pioggerellina estiva. Ci potremmo aspettare che anche questo effetto meteorologico sia voluto e suggerito dai due artisti, così meticolosamente orchestrata è la scena a cui assistiamo, se non fosse praticamente impossibile.

Una fabbrica, precisamente Officine Civiform, è la location prescelta, dove una prima parte della performance è realizzata all’esterno e vede la presenza in scena del fidato Giuseppe Sartori, che avvicinandosi lentamente con un sacchetto con pochi oggetti, entra all’interno di un piccolo campetto da calcio. Declama un testo, che è prologo e ponte tra Marlowe e oggi, tra antico e contemporaneo. Dribbla, salta e segna rigori con una palla inesistente, sino a planare con le braccia distese come un vero giocatore dei mondiali. Il contesto non ci interessa, ma ci tiene legato all’azione, dando un’ulteriore partitura ritmica al testo, alla voce che si mescola al gesto, al movimento, all’atto.

Si accendono i fari di una macchina e il pubblico è costretto a voltarsi su un cumulo di terra, dove lentamente il nostro protagonista inizia a scavare per creare solchi idonei per piantare nuova vita. Piccole piantine dal color cremisi fanno capolino dai cumuli di terra, ma poco sotto si nasconde altro: morte e putrescenza. Là dove nasce un fiore, si cela un teschio e il nostro giovane alza Yorick per mostrarlo al pubblico, senza declamare Shakespeare, ma provvidentemente versi del rivale, Marlowe. Ma chi siamo noi, se non esseri umani alla deriva? E mentre lentamente scala il Purgatorio, va a seppellire il proprio corpo nella sua terra, nel suo dolore: “lasciami andare, così in silenzio, come un remo sotto il pelo dell’acqua indesiderato, come questa notte, andandomene così…affondando come in quello che ho imparato nel mio paese, andandomene così, in silenzio. Mi cemento dentro di te per sempre”.

Cambio scenario. Si prosegue dentro con la ripresa di Wunderkammer Soap #3_Tamerlano, non è infatti una novità che la coppia Ricci/Forte avesse già lavorato sull’opera di Marlowe, ma in questa seconda parte si ha la totale riproposizione del pezzo di qualche anno fa.

La macchina che entra a tutta velocità nello spazio, musica a tutto volume e le teste sormontate con parrucche da manga giapponese, lo sballo fisico e sessuale di una coppia, i palloncini di Minnie e Topolino, lei sui pattini e lui nella bacinella di sangue, come giovane Marat in un bagno di morte: tutto questo era Wunderkammer Soap #3_Tamerlano. E ancora il setaccio con la farina con cui si realizza uno stencil degli oggetti del delitto, la presenza costante di cartoni animati, pupazzi e giocattoli sulla scena del crimine. Amplessi non celati, corpi sudati che si assaporano, si gustano e si divorano. Voracità che si manifesta senza censure, senza cedimenti. Non c’è felicità nell’atto, ma una ricerca spasmodica per una libertà irraggiungibile, perseguibile attraverso il corpo e il suo uso. L’ardore che cela morte. Lui, nasconde sé stesso, cadavere nel bagagliaio della macchina; lei, mentre piange, stacca il Topolino dallo specchietto dell’auto e lo lascia planare sul soffitto della fabbrica, dove vi è quello della performance precedente, che potrebbe significare una scena che in loop si ripete ogni giorno, ovunque, sempre.

Entra di nuovo Sartori per l’epilogo: un semplice cartello con su scritto “We are all refugees”. E in un attimo il puzzle si ricollega, quel sacchetto con pochi oggetti dentro, l’utilizzo del corpo per una ricerca di libertà. Lo si fa per (a)mare, lo si fa per (soprav)vivere. Nessuno è emancipato veramente, nemmeno tra le mura domestiche, a casa, nella vita quotidiana. Siamo tutti rifugiati.

 

14 luglio 2018, Officine Civiform, Mittelfest (Cividale del Friuli)
TAMERLAN
da Christopher Marlowe
Drammaturgia, adattamento, set, costumi di ricci/forte
Regia Stefano Ricci
Ambiente sonoro Andrea Cera e Stéphane Pisani
Direzione tecnica Danilo Quattrociocchi
Assistente regia Liliana Laera
con Giuseppe Sartori, Anna Terio, Piersten Leirom

Latest from ARTICOLI FINALISTI

Vai a Top