Da Cividale: “Per che cosa daresti la vita?” Millenials – Pašović 1-0. Di Francesca Cecconi

Una location particolare quella di Per che cosa daresti la vita?, performance scritta e diretta da Haris Pašović, neo direttore artistico del Festival friulano Mittelfest, si tratta del palcoscenico del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, dove per accedervi si passa da un retropalco fitto di locandine e manifesti, che ricalcano i volti e i corpi di pura storia del teatro.

Su praticabili posizionati qua e là, circondati da sedie collocate senza un ordine canonico, attendono giovani performer, quei Millenials decantati dai manifesti in giro per la città e che sono il tema fondante di questa edizione del Mittelfest. Saranno loro i protagonisti indiscussi di questo spettacolo, che in una drammaturgia complessa a livello di fruibilità, regalano una forte energia teatrale sia con i movimenti, sia con le parole molto spesso urlate e gridate con forza e rabbia. Dalle loro bocche si pronunciano i ricordi e le storie di molti giovani che hanno dato la loro vita in nome della patria, della famiglia e dei propri cari con la speranza di un futuro migliore. Terroristi o eroi della patria? Il confine labile pone interrogativi che non ricevono dovuta risposta, proprio per il continuo incalzare di altre testimonianze. Dal jihadista al pilota suicida giapponese, dal nazista al partigiano: molte le figure che vengono narrate da questi spalti in legno, da cui i 15 attori declamano le loro storie per poi scambiarsi di postazione, come nelle mansiones medievali.

Il testo ci risulta veramente troppo infarcito di nozioni, di resoconti fini a se stessi; una volta esplicato il tema di dare la vita per qualcosa in cui veramente si crede e si vuole tentare di dare un cambiamento, lo spettatore pretende ulteriori quesiti e risposte dai giovani attori.

Ciò che desta estremo fascino è la presenza in scena di questi artisti – appunto Millenials – provenienti da Bosnia Erzegovina e Serbia – che sono realmente la prima generazione del dopoguerra, ai quali si mettono in bocca ricordi e parole di persone che hanno combattuto per la propria libertà da guerre e soprusi. Peccato che il risultato, a tratti, risulti un elenco da commemorazione mortuaria.

Non si ha una struttura drammaturgica, le scene si susseguono una dietro l’altra in cui tanti piccoli Ascanio Celestini declamano la propria storia. È quindi con estremo desiderio di riempire un testo, già molto denso, che si ritrovano citazioni abbastanza forzate di Antonin Artaud, Giordano Bruno, Marlene Dietrich e, per non farsi mancare nulla, pure Dante Alighieri.  Non aiutano neppure gli auricolari forniti a inizio spettacolo, dove una giovane interprete traduce in simultanea le parole degli attori: la recitazione lascia il posto a una litania atonale, che se da un lato permette la comprensione delle parole, dall’altro depista dall’azione scenica. Queste radioline sono l’emblema del teatro contemporaneo: far prevalere il testo per il comune pensiero di “dover capire”, in vero – in questa performance – la parola è solamente una testimonianza nozionistica relativa a uomini e donne che hanno sacrificato la loro vita per i propri ideali e che togliendo l’interpretazione attoriale, dalla viva voce degli attori, diviene mero audiolibro.

Il pudore è bandito e il disprezzo in uno sputo può raggiungere sia il collega attore, sia lo spettatore ignaro; le ragazze a seno scoperto dichiarano la loro ribellione benché la nudità sia divenuto l’unico mezzo in scena per far valere la propria voce. Non mancano alcune suggestive immagini, come la metafora del Cristo deposto racchiuso sul grembo di una madre, o ancora l’accensione di accendini ogni volta che si dichiara la morte di qualcuno, che si tramuta in un impianto coreutico di fiammelle scoppiettanti, in rapida successione, per simulare il rogo di Giordano Bruno, o corpi cadenti per ogni bollettino giornalistico che dichiara i deceduti in attentati.

Ciò che sicuramente è degno di nota è questo gruppo di giovani performer, molta l’energia e il desiderio di far sentire la loro presenza fisica in scena. Curiosi di vedere questi Millenials in altre vesti, salutiamo il Teatro Nuovo Giovanni da Udine che, per quest’anno, ha terminato la sua ospitalità al Mittelfest.

 

13 luglio 2018, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, Mittelfest (Cividale del Friuli)
PER CHE COSA DARESTI LA VITA?/ WHAT WOULD YOU GIVE YOUR LIFE FOR?
Scritto e diretto Haris Pašović
Con Katarina Bradonjić, Dimitrije Arandjelović, TaMara Šustić, Kemal RizvaNović, Sanela KrsmaNović-Bistrivoda, Miloš Lazić, Peđa MarGeNović, Mina Pavica, Dražen Pavlović, Gabor Pongo, Mia SimoNović, Ema StoGeNović, Marko Vasiljević, Dušan VukašiNović, Nikola ŽivaNović
Allestimento Lada Maglajlić and Vedad Orahovac
Coreografie Thomas Steyaert
Musica Rastko Ilić
Disegno Luci Nikola Marinkov
Assistente alla regia Elma Islamović
Prodotto da East West Centre Sarajevo
Coprodotto da Theatre Promena Novi Sad, Bosnian National Theatre Zenica, Ujvideki Szinhaz Novi Sad

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