Europa in maschera: la finzione apparente di Hinkemann. Di Francesca Cecconi

Il sipario è aperto, ma un fondale nero non permette di vedere oltre, se non alcuni piedi che lentamente avanzano in proscenio. Si mostrano: sono 13 attori che senza pronunciare parola si siedono su tutto il palco in posizioni rilassate, continuando a guardare il pubblico, sorridono; i più sfrontati addirittura ridono, quasi a preannunciare una performance inaspettata, insolita, criptica.

Parte il suono di un allarme, flash di luce illuminano lembi di palcoscenico, i performer iniziano una marcia forsennata, che lentamente condurrà tutti a terra, stremati sotto il potere del dittatore. Un muto prologo sul tema della guerra che miete vittime, ma non solo, spesso vengono dimenticati i mutilati, coloro che riescono a sopravvivere ai combattimenti eppure ritornano nelle proprie case con falle fisiche ed emotive.

Uno di questi è Eugene Hinkemann che, dopo aver valorosamente combattuto in guerra, torna a casa amputato del pene. La sua vita è totalmente mut(il)ata: prima dell’inizio della guerra desiderava dei figli con la propria compagna, ma non era possibile economicamente: «la paga non bastava»; adesso è fisicamente irrealizzabile. Il rapporto di coppia va in crisi, come l’intera sua esistenza, non c’è più dialogo: lui, perennemente angosciato dalla sua condizione “zoppa” si paragona a uccelli che non volano più o a cani con la rogna; lei, combattuta nel suo sentimento che inizia a volgere altrove, oltre la spalla del marito, verso un amico di famiglia. Eugene non riesce a trovare lavoro, se non all’interno di un circo, dove diviene raccapricciante attrazione ingurgitando insaziabilmente topi e ratti, con copioso sangue che sgorga dalla bocca in un’azione cruenta che riecheggia il celebre Saturno che divora i suoi figli di Goya.

Il dramma di Hinkemann si estende alla società tutta, si dilata fino a toccare temi profondamente attuali legati all’Europa. Attraverso la voce ambigua di un direttore di circo si assaporano paradigmi così crudelmente moderni e a tratti fortemente veritieri, che spiazzano gli astanti: dal sempre più atroce concetto che la guerra porta profitto, reca nuovi posti di lavoro, induce una rinascita della società, fino allo sprezzante ammonimento che proprio con essa si ha la cultura, se non addirittura la nascita dell’Europa. Frasi che, una dopo l’altra, si susseguono in lingua croata, ma che l’italiano stesso percepisce come coltellate inesorabili alla propria condizione attraverso i sopratitoli. La potenza del testo di Erns Toller arriva nelle viscere portando alla luce un continuo dialogo tra realtà e finzione, tra un gioco liminare tra essere e apparire, come nel bel monologo – ancora una volta del direttore del circo – che invita a riflettere sul motivo per cui le persone assistono al numero del trapezista. La gente non va per vedere l’esibizione, ma vorrebbe osservare la sua caduta, la sua morte, il suo fallimento; e inevitabilmente il paragone si riflette sulla condizione degli attori, interpreti di «ciò che lo spettatore desidera», ma che chiosa, con una strizzatina d’occhio, sul fatto che è bene “far finta” di non essere giunti a tale verità e proseguire lo spettacolo.

La regia di Igor Vuk Torbica si dipana all’interno di uno spazio vuoto: il Teatro Nuovo Giovanni da Udine si mostra nella sua nudità. Una piattaforma è posta al centro del palco, ai lati sono disposte sedie e stampelle per microfoni, oltre a fari e apparati luminosi. Tutto è a vista, come gli attori seduti fuoriscena in attesa di entrare in azione e anche quando sono personaggi vivi della storia, il riferimento al loro “essere interpreti” è sempre presente, attraverso battute come «Vattene, lascia il palcoscenico». Sul fondale, lettere dal candido bianco sovrastano la scena a indicare il cognome del protagonista, come a ricordare a tutti che la storia che stiamo narrando è di Hinkemann, ma designando anche un qualsiasi “mann”. Si nota un lavoro importante svolto dalla dramaturg Katarina Pejović, infarcendo il testo di richiami artistici e letterari, con una cura e un’attenzione anche per il comparto musicale. Dai Mamas and Papas con California Dreamin’ a Bobby Solo di Una Lacrima sul viso, dai The Crystal di Then he kissed me ai Beatles di Strawberry Fields forever: una colonna sonora che contrasta l’azione scenica, in perenne movimento, con balli a coppie e azioni coreutiche.

Si tratta di un classico spettacolo dal sapore europeo (che difficilmente riusciamo a vedere sui palchi italiani, un ricordo va a Maja Kleczewska e il suo The Rage alla Biennale Teatro 2017 di Venezia), dove al testo si accompagnano forti immagini, che mescolano poesia a crudeltà, intervallati da brani musicali che hanno una valenza internazionale, arricchiti con tableaux vivants di grande impatto emotivo. Torbica lavora per quadri: dal candido bacio tra la moglie e l’amante, mentre lei è tra le braccia del marito; alla donna che voracemente cerca di impossessarsi carnalmente di Hinkemann; dal suicidio di coppia intimo e struggente, all’immagine corale finale. Svetta sopra le lettere non più Hinkemann e la moglie, bensì un qualsiasi Adamo ed Eva, con davanti il popolo, una bandiera rossa, e un’impostazione alla Libertà che guida il popolo di Eugene Delacroix con sottofondo una miscellanea di inni europei. La condizione dell’Europa saluta il pubblico del Mittelfest, tra uomini a terra in posizione a lutto, Adamo che si copre il pube con una corona funeraria e Eva che alza il braccio sinistro con un bouquet a salutare una libertà perduta.

 

12 luglio 2018, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, Mittelfest (Cividale del Friuli)
Hinkemann
di Ernst Toller
Regia di Igor Vuk Torbica
Dramaturg: Katarina Pejović
Allestimento: Branko Hojnik; Costumi: Doris Kristić
Movimenti di scena: Blaženka Kovač Carić
Musica: Alen i Nenad Sinkauz; Disegno Luci: Aleksandar Čavlek
con: Rakan Rushaidat, Mia Biondić, Frano Mašković, Grabarić, Doris Šarić Kukuljica, Dado Ćosić, Petar Leventić, Jasmin Telalović, Vedran Živolić, Marica Vidušić, Nadežda Perišić Radović, Milivoj Beader,  Milica Manojlović
ZKM Zagreb Theatre of Youth

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