Gli specchi e il country di Alessandro Sciarroni. Ancora, ancora e ancora. Di Giulia Foschi

A me piacciono le cose che si ripetono. Tipo tornare in vacanza nello stesso posto o ascoltare lo stesso album in un certo periodo dell’anno. È una sorta di conferma, serve a rassicurare; sembra che così il tempo non passi veramente, che le situazioni, le sensazioni, non finiscano. Che non è vero, ma sembra. E poi c’è sempre lo spazio per qualche piccola sorpresa, qualche dettaglio che cambia. Quindi, a vedere uno spettacolo di Alessandro Sciarroni vado sempre con un’ottima disposizione d’animo: non vedo l’ora che inizi a replicare allo sfinimento la stessa azione; per quanto mi riguarda potrebbe non smettere mai, ogni volta che ricomincia sono più contenta. Com’è successo con Folk-s, la ripresa di quell’ipnotizzante danza tradizionale tirolese in cui i ballerini in bretelle e cappello da alpino si tirano pacche e calci sulle gambe e sul sedere: la sequenza ritmica di quegli schiocchi mi risuona ancora in testa. O con Untitled, con quattro perfomer-giocolieri impegnati in una perfetta coreografia con lancio di clavette.

Prisma, lo spettacolo presentato a Polverigi, prende spunto dal progetto realizzato dal coreografo insieme al duo artistico Masbedo per la campagna visiva multimediale di miart 2018, e s’ispira a uno dei primi lavori di Sciarroni, Cowboys, del 2008. Ai quattro angoli del palco, quattro performer: Anna Bragagnolo, Francesco Marilungo, Luana Milani, Matteo Ramponi. Lentamente, camminando nello spazio, avvicinandosi, incontrandosi, allontanandosi, sollevano uno specchio, un rettangolo che, appoggiato sulla spalla, o appena sotto al collo, diventa la loro testa, privandoli di un volto, di un’identità. Al posto di Anna, Francesco, Luana, Matteo ci siamo noi del pubblico, riflessi, oppure il pavimento, dipende dal punto di vista, poi lo specchio diventa uno schermo sul quale scorrono i video di onde, vulcani.

Il movimento è calmo, quasi indolente. Fino a quando parte una voce registrata: So there was this woman and she was, uh, on an airplane and she’s flying to meet her fiancé… I danzatori tornano a sedersi ai quattro angoli, come se fosse scattato un ordine, un’indicazione da seguire, senza commenti, senza reazioni, senza porsi domande. Si tolgono le scarpe da tennis, indossano stivali da cowboys, un cinturone, infilano la camicia nei jeans. E inizia il ballo, sulle note di quella che – scopriremo – è una canzone dei Bright Eyes (il gruppo preferito dell’artista),  At the Bottom of Everything. Tutto molto gustoso: il pezzo country – rock, i passi di danza, l’atmosfera western, l’aria divertita dei performer, i loro sguardi che s’incrociano, i sorrisi accennati che s’intravedono appena, nascosti dalla falda del cappello; come quando devi fare qualcosa di serio, portare a termine un compito insieme ad altri, ma ti viene un po’ da ridere.

La canzone finisce, la scena torna al suono, al colore, al clima precedente. Via gli stivali, via i cinturoni. Fuori gli specchi. Inizia, da capo, la posa dei riflessi. Chissà quale delle due è la situazione naturale, o preferita, dai protagonisti? Cosa c’entra il balletto country con l’azione precedente? Niente, penso subito. Poi sì, mi vengono in mente alcuni possibili collegamenti legati al discorso sull’identità, l’immagine, la routine. Ma mi soffermo poco: prevalgono il coinvolgimento, il magnetismo, l’aspettativa. Stop: So there was this woman and she was, uh, on an airplane… Si riparte. Si balla. Il brano finisce, e si riprende da capo. Ci spero, e infatti arriva: un altro giro. Quando per la terza volta ricomincia la canzone mi volto verso il mio vicino, ci guardiamo, come altri spettatori, e sorridiamo: Alessandro, ci prendi un po’ in giro? Lo pensiamo con affetto, ci piace stare al gioco. Perché al di là delle riflessioni più complesse sottese nella trama, questo lavoro, come gli altri, è anche, forse soprattutto, un gioco. Dunque tutt’altro che cosa da poco.

 

inTeatro Polverigi – 24 giugno 2018
Alessandro_Masbedo – Prisma
Commissionato da FOG Triennale Milano Performing Arts e miart
invenzione Alessandro Sciarroni in collaborazione con MASBEDO
performer Anna Bragagnolo, Francesco Marilungo, Luana Milani, Matteo Ramponi
video MASBEDO
musiche Abul Mogard, Bright Eyes
costumi Ettore Lombardi
produzione Snaporazverein, In Between Art Film, Marche Teatro
produzione esecutiva Corpoceleste_C.C.00#, A.C. AreaVideo
si ringrazia per la collaborazione Centrale fies

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