Tutti in scena per Minor Place di Giorgia Nardin. Astenersi spettatori pigri. Di Alessandra Pace

Ciascuno degli spettatori riceve un pezzetto di carta all’ingresso e avviandosi verso la sala scopre con sorpresa che in sala non è seduto nessuno. “Il faut participer. J’abandonne”, dice una donna tornando indietro. Sono in piedi sulla pedana gli spettatori, intorno a Giorgia Nardin che aspetta che tutti trovino posto in quello spazio che di norma allo spettatore non compete. Liberi di lasciarlo in qualunque momento, viene subito precisato. Ma perché Minor Place possa esistere c’è bisogno che qualcuno rimanga e che sia disposto a condividere più di uno spazio occupato sulla scena.

Per prima cosa i partecipanti non più spettatori sono invitati a mettersi comodi e chiudere gli occhi per il tempo di una canzone. Un atto di fiducia per i più diffidenti, una prova di pazienza per gli scettici, momento di pace per chi non ha fretta né preconcetti. Tornati alla luce si viene introdotti a una breve spiegazione sulla chiromanzia e a una interazione che prevede il contatto reciproco attraverso il palmo delle mani, custode di vita cuore e testa. Nel frattempo intorno al gruppo sono state disposte delle penne, ecco a cosa serviva il pezzetto di carta all’ingresso. Che ognuno scriva il nome di un posto in cui si sente accolto, che pieghi il foglio e lo posizioni al centro dello spazio. A questo punto i partecipanti tornano per un attimo al loro status originario di spettatori lasciando la pedana, per poi rientrare a raccogliere uno dei fogli dal mucchio e disporsi nuovamente in cerchio. Durante tutto questo andare e venire, cambiare posto e postura c’è il tempo per guardarsi intorno e scrutare le espressioni degli altri partecipanti, intuirne le diverse disposizioni d’animo nei confronti di una serie di pratiche e azioni che non sono certo pane quotidiano per ognuno. Così in fondo spettatori si rimane sempre, se lo spazio scenico non appartiene a quelli che per un’ora sono invitati ad abitarlo e lo vivono come animali allo zoo che rispondono a chi dall’esterno lancia noccioline.

Rimasti in cerchio si assiste poi alla danza armoniosa della Nardin, che risulta tanto liberatoria quanto più grande è stato il senso di spaesamento che l’ha preceduta. Smessi i panni di partecipanti attivi si può godere di questo corpo che muove intorno gli sguardi, e che riporta al centro l’attenzione. Quale sia il legame tra le azioni  collettive e la danza solitaria non è dato scoprirlo, ma meglio per chi ha la fortuna di non domandarselo. Lo si potrebbe chiedere a qualcuno nell’ultima parte di Minor Place, che prevede uno scambio di qualche minuto con un altro dei partecipanti, ma sarà preferibile regalarsi quattro chiacchiere con chi prima non conoscevi.

Il trucco forse è questo, non farsi domande e godere della proposta, accoglierla o rifiutarla, stare senza troppe pretese in un posto in cui in fondo ognuno ha scelto di andare. Che non sarà certo quello in cui ci si sente accolti scritto sul foglietto, e non sarà il palcoscenico il posto più accogliente per tutti. Ma se ci si accontenta di tornare a casa con un pezzetto di carta in tasca, immaginando il viaggio che qualcuno ha fatto a Bali e con il piacere di essere usciti per un’ora dalla propria zona di comfort, che siano messe al bando le perplessità.

 

Minor place
Idea e danza Giorgia Nardin / suono Francesca De Isabella / disegno luci Giulia Pastore / drammaturgia Merel Heering / guida al movimento Marta Ciappina / costume Lucia Gallone in collaborazione con INDIVIDUALS /produzione Irene Bedin /foto e video Alice Brazzit / ricerca Irene Bedin, Marta Ciappina, Francesca De Isabella, Frida Giulia Franceschini, Lucia Gallone, Merel Heering Giorgia Nardin, Giulia Tosi / grazie Dansmariekes KV De Waggelerre`s Gravenvoeren, Comunicattive, Simone Congalesi, Peggy Olislaegers, Giulia Buvoli, Silvia Albanese, Federica Giuliano / prodotto da: Associazione Culturale VAN, Pivot Dance (CSC – Bassano del Grappa, Nederlandse Dansdagen – Maastricht, The Place – London), Gender Bender Bologna / sostenuto da: AtelierSi Bologna, Centrale Fies Dro, Ariella Vidach Aiep – progetto di residenze NAOcrea Milano

Progetto selezionato nell’ambito del bando Marche Teatro / Inteatro Festival Call

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