Sul palco con e senza radici: X Edizione di “Scene di Paglia”. Di Alessio Foderi

Cinque minuti, una storia da raccontare, due tematiche simmetriche. Perché sì, ogni #Sradicamento è sempre un #Radicamento. Questo il tema al centro del progetto “Contame”, uno dei tanti appuntamenti della decima edizione di “Scene di Paglia, il festival dei Casoni e delle Acque” a Piove di Sacco. Come in un filò contemporaneo, ognuno ha improvvisato, parlando di inizi, confini, ricordi, #Ambizioni seguendo il fil rouge proposto quest’anno: le radici. Averle o metterne di nuove implica comunque riconoscersi negli altri e guardarsi allo specchio in una società persa, smaterializzata e sempre più virtuale.

Il teatro però può essere l’antidoto, la via salvifica per tutti questi processi. O meglio una vera e propria bussola. Può essere quella #Dimensione sospesa fra sogno e realtà, fra cielo e terra. È di sicuro un #Inizio che richiede un ritorno. È l’occasione di #Comprensione di ciò che ci circonda, e dunque ogni radicamento alla realtà. Ma è soprattutto possibilità di evasione dalla quotidianità, e quindi di de-radicarsi dal presente. Così tutte le storie e le parole dei loro protagonisti – perché sì, anche quelle sono radici – ci ritraggono come sospesi fra l’#Anelito di restare e quello di partire. Immancabile al festival, la musica agisce come un altro linguaggio parallelo che ci lega – e quindi ci radica – a un #Momento, a un sentimento, a un ambiente.

La storia che una rifugiata siriana racconta al circolo “Contame” è il dramma di esser costretti a lasciare il proprio paese e gli affetti a causa della guerra. Un tormento reale, ma non distantissimo da quello dei burattini “Leonce und Lena” che scappano comunque dal loro destino – fedele trasposizione del Teatro Medico Ipnotico della commedia di Georg Büchner. Così come le forti #Emozioni della “vita (agli arresti) di Aung San Suu Kyi” – proposta nella versione cinematografica di Marco Martinelli – ci scandiscono il forte legame del Premio Nobel per la propria terra, la Birmania; sentimento talmente intenso che riesce a trionfare sull’amore carnale. Ma anche “Thioro” – lo spettacolo che #Narra di un cappuccetto rosso senegalese – è la vicenda di un radicamento: la capacità di una storia di adattarsi oltre i confini. Non c’è il lupo cattivo, ma Buky la iena affamata.

Cittadino del mondo o abitante di un luogo, l’origine resta un riferimento ma diviene anche un #Trampolino di lancio per scoprirsi eterni spettatori radicanti con un piede nel passato, una mano nel presente e lo sguardo sul futuro. Un unico punto di riferimento: il palcoscenico. Il luogo di partenza e arrivo, il luogo in cui rifugiarsi, il luogo da cui scappare, il luogo dell’anima. Perché sì, senza un luogo non si possono né mettere, né togliere radici. E questo a Piove di Sacco, fra il Casone Ramei e il Casone Azzurro, fra una corsa in bicicletta e l’#Incanto di un giro in canoa, fra il rumore delle acque e il fruscio dei sogni – specie quelli che iniziano quando si apre il sipario – l’hanno capito.

 

16.06 > 01.07.2018, Scene di Paglia, il festival dei casoni e delle acque
DIECI ANNI DI S-RADICAMENTI
Fernando Marchiori Direzione artistica
Associazione Nuova Scena Organizzazione e coordinamento
Matteo Bertin Progetto grafico
Roberto Abbiati Illustrazioni

Latest from ARTICOLI FINALISTI

Vai a Top