Di nebbie e nebulosità, corvi e rituali. Di Giulia Foschi

Ci sono serate in cui clima meteorologico e teatrale sembrano andare d’accordo. Dopo una giornata di pioggia ininterrotta, su Polverigi è scesa una densa nebbia novembrina, inverosimile per un fine giugno, tant’è che pi˘ persone si aggirano attorno ai fari a fianco della chiesa, nel parco di Villa Nappi, per vedere se c’è un trucco, o meglio per capire se l’idea della nebbia sia del tempo o del Collettivo Cinetico, che all’interno presenta Shibari, in prima nazionale. L’idea effettivamente è del tempo, anche se il sospetto resta legittimo, considerando che il “rito contemporaneo” del gruppo diretto da Francesca Pennini si prospetta poco solare. Oltre al silenzio, ci viene intimato di non applaudire.

Di fronte all’altare, una dea nera e bendata dalla voce robotica tocca, uno per uno, quattro guerrieri, ne tasta viso, petto, gambe, riconoscendoli dai caratteri anatomici e indicando per ciascuno quale meridiano dovrà interpretare: fegato, cuore, stomaco, polmoni. Ha inizio il primo duello, una battaglia corpo a corpo. Poi il secondo. E il definitivo. Vince fegato, cuore legato con una fune e appeso, sacrificato. Ci avviamo all’uscita, muti. Leggo che la performance incrocia i misteri dei quadri di Schifano con riferimenti che provengono dalla medicina cinese. Il luogo è suggestivo, la simbologia complessa. Non riesco a decifrare, a sviluppare un contenuto: probabilmente mi manca qualche elemento.

L’atmosfera è cupa, diversa ma non meno scura dell’aria che abbiamo respirato poco prima, durante la performance “per un danzatore e sette corvi tassidermizzati” di Francesco Marilungo, Love Souvenir. Lui, lunghissimi capelli corvini che coprono interamente il volto ricadendo sul petto e sulla bella schiena bianca, si muove rasoterra in uno spazio dominato da una struttura formata da tubi sulla quale stanno aggrappati i corvi, o meglio i corpi imbalsamati dei volatili, vuoti, immobili. Sullo schermo danza l’ombra del performer, poi un video illustra la pratica della tassidermizzazione, se si dice cosÏ. Qualcuno distoglie lo sguardo alla vista degli uccelli morti aperti e infarciti di una qualche sostanza. Leggo che la performance prende spunto dal mito di Maria Maddalena, la santa dai mille volti, per interrogarsi sulla transizione di genere.

Leggo. In scena, trovo a fatica i riferimenti citati. Non m’impressiona eccessivamente il corpo squarciato dei corvi, però neppure mi comunica un particolare significato, o un’emozione. Da semplice spettatrice, in assenza di strumenti pi˘ complessi che mi permettano di accedere al linguaggio del teatro-danza contemporaneo, colgo a tratti un’espressione visiva d’impatto, ma lì mi fermo. Mi chiedo se basti. Qualcuno, tra i presenti, se ne va. Io preferisco restare, ma credo che andarsene sia un diritto, come quello d’interrompere la lettura di un libro. Sarei curiosa di parlare con l’autore, con gli autori di questi lavori, per chiedere loro qualche informazione in pi˘, per cercare di comprenderne il percorso, di superare i miei limiti. Decido di non farlo: voglio essere pubblico, l’approfondimento non fa obbligatoriamente parte della fruizione, né è sempre possibile. Lascio in sospeso un’altra domanda: per chi, l’artista, crea la sua opera?

22 giugno 2018, inTeatro Polverigi
Shibari
Collettivo Cinetico
concept e regia Francesca Pennini
azione e creazione Simone Arganini, Carmine Parise, Angelo Pedroni, Francesca Pennini, Stefano Sardi
voce Stefano Sardi
sound design Simone Arganini

Love Souvenir
di e con Francesco Marilungo
assistente alla regia e voce Francesco Napoli
disegno luci Gianni Staropoli
coproduzione Teatro delle Moire/Danae Festival, Gender Bender Festival, Capotrave/Kilowatt Festival
con il sostegno di Villa Nappi/Marche Teatro nell’ambito del progetto Residenze, Centrale Fies/Ambienti per la produzione di performing arts
con il contributo di Next 2017 Regione Lombardia

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