Prima persona plurale. Euripides Laskaridis a inTeatro Festival con Titans. Di Angela Forti

Polistirene, polistirolo. Polimero aromatico termoplastico. Polistirolo in polvere, emblema di inconsistenza. Chimicamente, e simbolicamente, inerte. Polvere di polistirolo che ricopre il palcoscenico e, spazzata via, sembra acqua, marea. Polvere che si fa cibo. Inconsistenza in pasto ad un corpo che cerca la propria entità.
In lastre di polistirolo tubi al neon giacciono incastonati, pendono dall’alto, si addossano alle pareti. Basta il gesto di una mano a governarli, ad accecare il pubblico, creare ombre e distorcere volti. » il pianeta di “Titans”, di Euripides Laskaridis & Osmosis Performing Arts CO (Atene). Luci intermittenti, capricciose, rischiarano uno spazio ampio e ricco di oggetti avvolti dal fumo.

Un corpo deforme avanza in controluce, dondola su un’altalena: cranio allungato, naso a punta, ventre gonfio. Di cosa? Di un figlio? Sì, di una prole di sogni e idee che non riesce a venire al mondo. Un corpo che incarna l’ininterrotta e titanica ricerca di un “oggetto-bellezza” esteticamente universalmente valido; cosÏ come il titanico fallimento etico che ne risulta. Ci sono degli ideali? Dove sono? Forse sotto la carta d’alluminio dorato che si agita alla luce del riflettore. Forse dietro l’ennesima lastra di polistirolo.
In un’era e in uno spazio indefiniti, prima della ragione, prima ancora dell’uomo, prende vita un universo visivo distorto, multiforme e deforme come i corpi dei perfomer; qui il disegno luci e l’impianto sonoro dialogano perfettamente, rispondono con precisione impeccabile ai gesti e agli ordini, al movimento degli attori. I due corpi vivono sul palco una relazione complessa; si avvicinano e si allontanano, si incontrano e si scontrano, creano universi paralleli: tempi differenti coesistono nel ritmo con cui oscillano gli oggetti e nel magistrale movimento a rallentatore di Dimitris Matsouka. L’incredibile padronanza corporea, la perfetta gestione del ritmo, il rapporto osmotico, preciso e indivisibile tra le componenti della scena, conferiscono all’intero spettacolo una coerenza sostanziale, in cui ogni oggetto e gesto risulta assolutamente funzionale alla creazione di un mondo onirico, trascendente.
In Titans si respira non soltanto, come da intenzione drammaturgica, l’instabilità politica e culturale di un Paese ñ in questo caso la Grecia, ma va benissimo anche il nostro ñ ma anche un’instabilità umana: quell’umano e titanico tentativo di passare indenni, di permanere e perseverare nonostante tutto. Di resistere ed eliminare ciò che non ci appartiene, che non ci rassomiglia. La figura mitica impersonata da Laskaridis non sembra avere, alla fine dei conti, nulla di divino, nulla di perfetto; incarna un’umanità intera in corsa verso l’assenza di difetti, incapace di accettarsi nei propri limiti e di affrontare il cambiamento, di condurlo in prima persona. Prima persona plurale, in questo caso. La ricerca di uno status definitivo, ideale e immutabile cerca di arginare la fragilità di un corpo che perde i pezzi, che si sfalda e frantuma in mille voci.
Fa sorridere dolcemente l’atteggiamento comico e, insieme, estremamente poetico, assunto da un personaggio molto pi˘ bambino che titano, molto pi˘ umano che divino. Fa sorridere dolcemente l’ennesimo tentativo fallito di crearsi un’identità con la I maiuscola, indubitabile, ineluttabile. Con la I maiuscola. In fondo sembra cosÏ semplice, in fondo basta un seno di silicone per ricevere un gesto d’amore. Gomma siliconica, silicone. Resistente alla temperatura, ottimo isolante elettrico. Antiaderente, elastico, resistente all’invecchiamento.
Ma è davvero di questo che abbiamo bisogno? » questo che crediamo bastarci? Laskardis e Osmosis se lo chiedono; e fanno a noi la stessa domanda, accogliendoci in una favola sognante in cui mutevolezza, indecisione e diversità finiscono per sembrarci senza dubbio la scelta pi˘ attraente.

21 giugno 2018, inTeatro Festival di Polverigi
Titans
Euripides Laskaridis & Osmosis Performing Arts CO (Atene)
coreografia, regia, set design e performance Euripides Laskaridis
performer Euripides Lascaridis e Dimitris Matsouka
costumi Angelos Mentis
musiche e sound design Giorgos Poulios, assistente Themistocles Pandelopoulos
installazione sonora Nikos Kollias, Kostas Michopoulos
luci Eliza Alexandropoulo
installazione luci Konstantinos Margkas, Giorgos Melissaropoulos
consulente alla drammaturgia Alexandros Mistriotis
collaboratori artistici Diogenis Skaltsas, Drosos Skotis
assistenti alla regia Dimitris Triandafyllou, Ioanna Plessa

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