Alla ricerca del tempo di Parker E Cortázar. Di Alessio Foderi

“Come si può pensare in un quarto d’ora per un minuto e mezzo?” si chiede Johnny Carter mentre il fedele biografo Bruno lo ascolta e prende nota. Lui è l’alter ego letterario – e questa volta anche teatrale grazie alla voce di Ivan Castiglione – dello sregolato sassofonista Charlie Parker, i cui ultimi giorni di vita nella Parigi di metà Novecento sono magistralmente raccontati in una nouvelle dello scrittore Julio Cortázar: “El perseguidor”.

Pubblicato per la prima volta nel 1959, l’ultima traduzione italiana cambia il titolo da “Il perseguitore” a “L’inseguitore”, così come il nome di uno degli spettacoli in programma alla decima edizione di Scene di Paglia, il festival dei casoni e delle acque a Piove di Sacco. All’aperto, di fianco il Casone Ramei, sullo sfondo un bosco: le note del sassofono di Francesco Cafiso s’intrecciano alle parole recitate di Cortázar per un continuum spazio-temporale che ci catapulta nelle scellerate notti parigine del protagonista. Basta chiudere gli occhi e saper ascoltare.

Johnny vive fra sesso, droga e jazz con un’unica ossessione: il tempo. Impossibile catturarlo, difficile interpretarlo, facilissimo sprecarlo. Per il protagonista, questa unità passa da una dimensione dell’anima fino alla “rassegnazione mascherata che si chiama senso storico”. Solo la musica è un antidoto e fugge così il desiderio di tutti i comuni mortali di dovere incasellare l’attimo. Il pianoforte, il contrabbasso, la batteria e il sassofono in scena riescono, infatti, a scandire e dilatare i momenti, incasellando il tempo nelle note e colorando di senso le parole, in continuo gioco di figura-sfondo.

Scevro di ogni componente irrilevante, il palcoscenico è il punto di partenza per andare altrove. Dalla tenerezza, al cinismo rifugiandosi nella sofferenza degli incompresi: capire il tormento artistico ed esistenziale degli ultimi giorni di vita di Parker significa accettare che la realtà è frammentata e piena di trappole. Non resta che “star zitti e scovare i buchi intorno a noi, i buchi nel tempo e nell’aria”. Ma la paura dell’assenza non diviene mai silenzio in scena, anzi si fa occasione per qualificare gli uomini come irreali, insignificanti, persi dietro a falsi miti.

Il ‘Re del Jazz’ che va a caccia dell’unità di misura del tempo, in realtà non scappa da nulla. È lui che insegue: “Tutte le cose che gli stanno capitando sono gli imprevisti del cacciatore e non dell’animale braccato”. Anzi, stargli dietro è impossibile tanto che lo stesso Carter dirà a Bruno – e quindi Parker a Cortázar – “Non è colpa tua se non hai saputo scrivere quello che neanche io sono capace di suonare”. Se Neruda diceva chi non legge Cortázar è spacciato, potremmo dire che anche chi non ascolta Parker si meriti l’inferno. Ma come direbbe Johnny “questo l’ho già scritto domani”.

 

23 giugno, Scene di Paglia, il festival dei casoni e delle acque
Il persecutore (o L’inseguitore)
Ivan Castiglione, voce recitante
Francesco Cafiso, sassofono contralto, flauto traverso
Mauro Schiavone, pianoforte
Pietro Ciancaglini, contrabbasso
Adam Pache, batteria

Latest from ARTICOLI FINALISTI

Vai a Top