Marco Lorenzi, un’estate fluttuando tra Čechov e Shakespeare. Di Roberto Mazzone

Intervista con Marco Lorenzi, regista della compagnia torinese Il Mulino d’Amleto. La sua intensa estate lavorativa lo impegna su un doppio fronte: da un lato, una riscrittura del Čechov degli esordi con Platonov, presentato in prima nazionale al Festival delle Colline Torinesi; dall’altro, la celebrazione dell’amore come totale dono di sé in una versione “ludica” di Romeo e Giulietta, di William Shakespeare, messa in scena al Teatro Carignano, trasformato in un’inedita cornice estiva “all’inglese”.

Platonov è uno dei primi “esperimenti drammaturgici” di Čechov, scritto dall’autore all’età di ventuno anni. In che modo hai tenuto conto di questo particolare nel concepire l’allestimento?
La nostra è una compagnia giovane e quindi era interessante affrontare il testo giovanile di Čechov. Ma soprattutto, in Platonov sono già presenti tutte le tematiche che l’autore esplorerà negli anni successivi, con il valore aggiunto dell’energia tipica della giovinezza. Questo aspetto ci ha permesso di realizzare un adattamento cosciente del corpus drammaturgico cechoviano della maturità.

In scena il pubblico vede rappresentata una festa o piuttosto una cena?
Rappresentiamo una festa sopra a una tragedia, che rimane sempre latente, ma c’è. Nella vita è difficilissimo confrontarsi con i propri fallimenti. I personaggi di Čechov, dunque, sono la rappresentazione di come – sopra questo stato di tragedia – si cerca di andare avanti, e cioè facendo una festa.

La felicità è una tematica ricorrente nella produzione cechoviana: come viene affrontata in questo spettacolo?
In realtà, l’aspetto interessante della felicità in questo testo è che i personaggi – pur essendo tutti piuttosto giovani – non sono adolescenti, stanno varcando la soglia dei trent’anni e oltre: quel momento in cui cominci a fare i conti con tutto ciò che è passato, i ricordi diventano anche memoria e allora ti chiedi: “Dov’è la felicità? Riuscirò a raggiungerla?”. Domande già mature e spostate in avanti sul piano anagrafico; ed è questo il fulcro della ricerca della felicità – e della sua impossibilità –  in questo testo.

Ritieni dunque l’impossibilità della felicità una condizione umana realistica, rapportata al tempo presente?
Il motivo per cui oggi Čechov è cosi tanto frequentato e messo in scena è perché il suo modo di costruire i personaggi che ricercano una felicità che è sempre altrove e mai a portata di mano è molto vicino alla nostra contemporaneità, a una coscienza novecentesca e post-novecentesca che riguarda tutti noi.

Terminato questo impegno, il 26 giugno debutterai con una regia shakespeariana: Romeo e Giulietta per il segmento estivo della programmazione dello Stabile di Torino. La platea del Carignano si trasformerà in un autentico prato inglese: cosa può aspettarsi il pubblico da questo progetto?
Lo spettacolo è una favola e vorrei che questo Romeo e Giulietta arrivasse al pubblico con il medesimo approccio che hanno i bambini al gioco e alle storie. Sembra paradossale, ma secondo me è un bel modo per omaggiare la lingua di Shakespeare, quella di un teatro di evocazione, in cui è la parola a creare lo spazio in cui ci troviamo. Vogliamo dire al pubblico di giocare con noi, mentre assiste a questa favola tragica che parla esclusivamente d’amore.

Qual è la differenza tra l’amore celebrato in Romeo e Giulietta e quello inseguito dai protagonisti di Platonov?
Sono esattamente opposti l’uno all’altro, è questa la cosa bella. I personaggi di Čechov hanno superato la condizione adolescenziale di Romeo e Giulietta: non parlano di apoteosi del donarsi, ma vivono la crudeltà dell’amore, utilizzato come strumento per ottenere quella felicità che da soli non riescono a raggiungere.

 

Platonov
di Anton Cechov
regia Marco Lorenzi
uno spettacolo di Il Mulino Di Amleto
con Michele Sinisi
e con Stefano Braschi, Roberta Calia, Yuri D’agostino, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Angelo Maria Tronca
riscrittura di Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo
regista assistente Anne Hirth
style e visual concept Eleonora Diana
disegno luci Giorgio Tedesco
costumi Monica Di Pasqua
co-produzione Elsinor, Festival Delle Colline Torinesi, TPE Teatro Piemonte Europa

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