Un dialogo difficile per le strade della città vecchia. Di Roberto Mazzone

Quattro personaggi: Uomo, Giovane Donna, Giovane Uomo, Ragazzino. Una città del Nord Africa, riprodotta in scala sul palcoscenico e mostrata agli spettatori su uno schermo attraverso piccole telecamere utilizzate dagli stessi attori di LAB121 o installate su questa sorta di presepe in cui i micro-ambienti (strade, negozi, case, camere d’albergo) sono state riprodotte in ogni singolo dettaglio.

Un uomo (Michele Di Giacomo) incontra una giovane donna nordafricana (Alice Conti) di fronte al mare. Sembra interessarsi a lei e i suoi modi sono sinceri e genuini, ma lei non è intenzionata a dare confidenza a uno straniero arrivato dall’Europa in una città in cui tutti sanno tutto di tutti.

Tra i due si scatena una lotta verbale che li costringe a rincorrersi incessantemente su un terreno di scontro che non è soltanto emotivo e linguistico, ma avviene soprattutto sul piano della distanza culturale: finché la situazione non si rovescia e diventa chiaro che è la donna a condurre il gioco.

L’unico elemento che li unisce è un ritratto realizzato dall’uomo che guarda la giovane donna mentre fissa il mare.

Ritratto di donna araba che guarda il mare è un esercizio drammaturgico sopraffino che procede per frammenti sospesi nel tempo, ma presumibilmente riconducibili alla contemporaneità.  Protagonista del testo di Davide Carnevali è la parola, quale elemento razionale, ma ambiguo, che dunque genera incomunicabilità e non riesce a farsi ponte tra culture in contrasto. Dal punto di vista materiale, invece, è il mare l’elemento che irrompe con crescente violenza nelle interazioni tra i protagonisti, alimentandone le reciproche incomprensioni.

Come in un puzzle, pezzo dopo pezzo, il pubblico intuisce di procedere verso un finale dai contorni tragici, ma anche ideologicamente piuttosto prevedibile (lo straniero pieno di soldi che reagisce per difendersi e uccide per paura di ciò che non conosce). Emblematiche, in questo senso, le ultime parole che compaiono sullo schermo – incise su un piccolo mattone – subito prima che gli attori stendano un velo nero sulla città: “un dialogo difficile”.

 

5 giugno 2018, Festival delle Colline Torinesi (Lavanderia a Vapore, Collegno)
Ritratto di donna araba che guarda il mare
di Davide Carnevali
regia Claudio Autelli
con Alice Conti, Michele Di Giacomo, Giacomo Ferraù e Giulia Viana
scene e costumi Maria Paola Di Francesco
suono Gianluca Agostini
luci Marco D’Andrea
produzione LAB121
in coproduzione con Riccione Teatro
testo vincitore del 52° Premio Riccione per il Teatro

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