Surfiamo tra le onde del festival: migrazioni, viaggi interstellari e odissee urbane. Di Marta Rizi

Fluctus cioè Onda: questo il tema del Festival delle Colline Torinesi 2018. Il viaggio, il naufragio, l’esplorazione del fantastico, la fine del mondo e il sogno di nuovi mondi, alla ricerca di un nome per raccontare l’Ulisse dei nostri giorni. Lunedì 4 giugno i teatri sono chiusi ma la conversazione continua: l’associazione culturale Pratici e Vaporosi ospita un simposio con artisti della rassegna e operatori culturali attivi sul territorio piemontese; maestro di cerimonie è Sergio Ariotti, direttore del festival insieme a Isabella Lagattolla.

Onde cioè mare. Solo di qualche giorno fa la notizia dell’ennesimo naufragio a largo della Tunisia; la migrazione è al centro delle cronache e di molti spettacoli in rassegna: in Birdie di Agrupacìon Serrano (Teatro Astra/12 e 13 giugno) le migrazioni sono Hitchcockiani stormi di uccelli; Empire di Milo Rau (Teatro Astra/16 e 17 giugno) si interroga sul concetto di “casa” o “rifugio” e sul mito dell’Europa; in  Ritratto di donna araba che guarda il mare di Davide Carnevali per la regia di Claudio Auteli (Lavanderie a Vapore/5 giugno), lo visione è ribaltata e lo straniero è un occidentale in nord Africa.

C’è chi parte in cerca di una nuova terra, chi invece vorrebbe lasciare la Terra per trasferirsi su Marte. Come in Vieni su Marte di Vico Quarto Mazzini in prima nazionale 6 e 7 giugno alla Casa del Teatro e oggi seduti qui con noi: lo spettacolo si ispira a “Cronache Marziane” di Ray Bradbury e a un surreale concorso chiamato “Mars One” dove si offriva in palio un viaggio di sola andata per Marte. Uno scherzo se non avessero partecipato oltre 200.000 persone. Da qui parte l’indagine di Vico Quarto Mazzini che si interroga sul bisogno tutto umano di un altrove, come ricerca della felicità o di una fuga.

Ma non si parla solo di teatro: “il viaggio è stato per molto tempo un must della letteratura, ma lo è ancora?”, chiede Sergio Ariotti. Le pile di libri portate da Malvina Cagna delle Libreria Trebisonda parlano chiaro: ci raccontano del pericolo di essere turisti e non viaggiatori e dell’“Horreur du domicile” di Bruce Chatwin, secondo cui il nomadismo è una desiderio struggente della nostra civiltà che ha scelto la vita stanziale. Il viaggio è un agente trasformatore, continua Malvina Cagna, poiché risponde al desiderio o la necessità del cambiamento insito nella vita dell’uomo.

Perché di umanità si tratta. Torniamo a parlare di migrazioni con Roberta di Chiara, presidente della Associazione di Volontariato Legal@rte. Scorrono immagini della mostra fotografica #binario18: mani aggrappate a bordi delle barche; bambini tratti in salvo; uomini ammucchiati fuori dei centri di accoglienza; ma anche i sorrisi di chi ha partecipato ai progetti organizzati da Legal@rte che attraverso l’arte vuole promuovere una cultura della legalità e della solidarietà.

Nel guardare quelle immagini mi chiedo perché nonostante innumerevoli spettacoli, mostre e le discussioni, così poco spesso riusciamo a incontrare i ‘migrati’ nella nostra vita di tutti i giorni. Francesco Vieti, antropologo e coordinatore del progetto Migrantour, sembra leggermi nel pensiero. Esordisce citando Orientalism di Edward Said: l’oriente, le migrazioni, rischiano di diventare una ‘carriera’, una riflessione non sempre vicina alle vite delle persone di cui si parla. Il progetto Migrantour nasce per colmare questa frattura: concittadini migranti offrono un tour della città raccontando la loro esperienza di abitanti venuti da lontano. Un’occasione per avvicinarci a persone originarie paesi per cui siamo disposti a viaggiare migliaia di chilometri ma che spesso ignoriamo quando sono i nostri vicini di casa.

Il regista Massimiliano de Serio è sulla stessa lunghezza d’onda. Autore insieme al fratello Gianluca di Stanze – una video installazione girata con un gruppo di rifugiati somali “ospiti” dell’ex Caserma la Marmora di Torino – parla della carenza in di un’esperienza diretta sul tema della migrazione, per cui nei circoli intellettuali si è tutti d’accordo ma non bisogna stupirsi se ci troviamo Salvini come Ministro degli Interni!
Quanto visto fin’ora ci parla dell’altro e dell’altrove, di una miriade a cui vogliamo dare un nome. Chi è l’Ulisse dei nostri giorni: uno, nessuno o centomila?

 

FLUCTUS. Riflessione sulle declinazioni del viaggio
Il 4 giugno alle ore 18.00 nella sede dell’Associazione Pratici e Vaporosi di Torino si è tenuto l’incontro dal titolo FLUCTUS. Riflessione sulle declinazioni del viaggio.
Un incontro sui viaggi geografici, emotivi, intellettuali, simbolici, teatrali che caratterizzano, la nostra epoca contemporanea.

 

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