Stabat Mater, un complesso di Edipo mai risolto. Di Roberto Mazzone

Secondo capitolo di una trilogia sull’identità di genere, Stabat Mater stabilisce il proprio focus nell’analisi dei rapporti intergenerazionali (nel caso specifico, madre/figlia), che riflette l’esperienza e la visione del mondo dell’autrice: l’emergente Liv Ferracchiati.

Andrea (Alice Raffaelli) è un uomo in un corpo di donna, provvisto di due seni e una vagina: è uno scrittore, ha 27 anni, ma ancora non riesce a recidere il cordone ombelicale con la Madre, una presenza ingombrante (sempre presente in scena, grazie alla partecipazione in video di una emblematica Laura Marinoni). Il rapporto con la figura materna svela tutte le caratteristiche di un complesso edipico che, se risolto, aiuterebbe il protagonista a diventare (e restare) adulto, oltre a migliorare la qualità della propria vita sessuale e di relazione, in particolare con la Fidanzata (una convincente Linda Caridi), determinata nel portare a compimento questa inaspettata progettualità di vita.

Tra gli aspetti ordinari della vita di Andrea, lo spettatore segue il suo percorso di analisi compiuto con l’aiuto di una Psicologa (Chiara Leoncini), con la quale il protagonista instaura un sottile gioco di seduzione, che, a lungo termine, condurrà a un ribaltamento di ruoli tra medico e paziente.

I protagonisti sembrano non agire, ma attendere. E questa attesa può essere interpretata come il limite drammaturgico di un testo in cui i personaggi non subiscono alcuna evoluzione, pur essendo supportati da interpretazioni realisticamente efficaci. Andrea, infatti, è una persona che, solo apparentemente, non agisce; eppure, attraverso l’autenticità di questo “non agire” rivela alcuni tratti della propria personalità (ad esempio, una consapevole ipersessualità) che lo spingono a relazionarsi con il mondo, pur mantenendo una costante distanza. La stessa distanza che lo spettatore percepisce osservando la disposizione degli oggetti di scena sul palcoscenico.

La direzione degli attori sulla scena punta sulla rappresentazione di dinamiche emotive sperimentate nella quotidianità e nella loro essenziale labilità. Sul piano drammaturgico, la parola si fa spesso ridondante o rimanda volentieri a luoghi comuni e facili doppi sensi: così la descrizione della seducente modalità di consumare fette di prosciutto diventa gradualmente una partecipata celebrazione della fellatio. In controtendenza, invece, il termine transgender, che viene utilizzato una sola volta dal protagonista, con l’intento di semplificare la comunicazione con la Fidanzata. L’equilibrio tra parola e linguaggio in senso più ampio è mantenuto dall’introduzione nel testo dei “pensieri elementari” di Andrea, che sospendono i dialoghi tra i protagonisti: si tratta dei cosiddetti a “parte”, che consentono al protagonista di sublimare il “non detto” e confrontarsi liberamente con la propria identità di genere.

 

2 giugno 2018, Festival delle Colline Torinesi, Teatro Astra
Stabat Mater
Scritto e diretto da Liv Ferracchiati
Con Chiara Leoncini, Linda Caridi, Alice Raffaelli e la partecipazione video di Laura Marinoni nel ruolo della Madre
Dramaturg di scena Greta Cappelletti
Aiuto regia e costumi Laura Dondi
Scene e foto di scena Lucia Menegazzo
Disegno luci Giacomo Marettelli Priorelli
Suono e fonico Giacomo Agnifili
Progetto Compagnia The Baby Walk
Produzione Centro Teatrale MaMiMò e Teatro Stabile dell’Umbria/Ternifestival. Residenza Campo Teatrale Milano. In collaborazione con Residenza Artistica Multidisciplinare presso CAOS – Centro Arti Opificio Siri – Terni
Premio Hystrio Nuove Scritture di Scena 2017

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