Nel Nome del Figlio. Una Trilogia sull’Identità perché il dualismo non basta più. Di Marta Rizi

“SEI MASCHIO O FEMMINA?” Così urla il coro appena si accendono le luci di Un Eschimese in Amazzonia, l’ultima parte della Trilogia sull’Identità scritto e diretto da Liv Ferracchiati (The Baby Walk) che il 1 Giugno al Teatro Astra ha inaugurato la 23esima edizione del Festival delle Colline Torinesi. Un inizio travolgente, delicato e inarrestabile: i tre capitoli Peter Pan guarda sotto le gonne, Stabat Mater (Premio Hystrio Nuove Scritture 2017) e Un Eschiemse in Amazzonia (Premio Scenario 2017), concepiti per essere anche opere indipendenti, raccontano il percorso di una persona transgender in una full immersion da bere tutta d’un fiato.

Se il tema del Festival 2018 è Fluctus, l’Onda, intesa come odissee migratorie, culturali e di genere,  questa trilogia multiforme è un luminoso mare in tempesta. Ma è ombra a fare da protagonista. La platea è immersa in un buio denso; unico appiglio cromatico è un vestitino rosa appeso sul fondo scena. Una grandinata di musica elettronica rompe il silenzio; il vestitino viene abitato a fatica dal corpo sparuto di una bambina adolescente (Alice Raffaeli) che a sua volta è abitata dal sentire di un bambino: lui e lei uniti e divisi in un unico essere come Peter Pan e la sua Ombra che si fa specchio, utopia, pulsione vitale.

La bambina diventa Peter, “un mezzo e mezzo”, come lo chiamerà Tinker Bell (Chiara Leoncini) “La fata che esiste”; la sua Ombra è un ragazzo (Luciano Ariel Lanza), con cui Peter danza, lotta, si rincorre; Wendy (Linda Caridi), “una ragazzina per niente bionda” crede di sapere già chi è e cosa vuole, guiderà Peter nell’inquietante selva dell’adolescenza. O sarà Peter a guidare lei? Quasi un Deus ex machina senza più corpo né potere, le voci dei genitori ripetono le solite cantilene borghesi; ma sono le note dei Pink Floyd “We don’t need no education”, con cui si chiude la prima parte, ad avere il sopravvento.

O almeno così sembra. In Stabat Mater, la Madre (Laura Marinoni) domina la scena e la vita di Andrea: dall’alto di un megaschermo dove la sua immagine è onnipresente, vigila e indaga nella vita del figlio. “Hai mangiato?”; “Eri con lei?”; “Questo non dovevi farmelo” è la grottesca litania di una mater dolorosa da cui Andrea fatica a staccarsi. Lui è un trentenne scrittore dalle sembianze femminili, va da una psicologa e ha una fidanzata. In quest’apparente ma impossibile normalità tutto si rimescola: vestiti, mobili e sentimenti. La storia procede in maniera discontinua attraverso flashback e salti in avanti; anche l’intero pianeta rischia un cataclisma se l’amata psicologa non distruggerà l’anello del potere che la lega al marito, alla norma.

Dalla non-normalità della seconda parte passiamo alla surrealtà dell’Eschimese in Amazzonia: l’Eschimese (Liv Ferracchiani) è l’altro, lo ‘straniero’ che cerca di dialogare con il coro-società (Greta Cappelletti, Laura Dondi, Giacomo Marettelli Priorelli, Alice Raffaeli). Ne viene fuori un’ironica e intima confessione 2.0, dove tutti gli stereotipi immaginabili sono sminuzzati in un esilarante minestrone cui fa da controcanto il tentativo di racconto autentico dell’Eschimese, protagonista di una stand up comedy solitaria tra intime riflessioni e furie rivoluzionari. Ma forse anche i suoi sono luoghi comuni. La rivoluzione auspicata dall’Eschimese, appassionato di Holly e Benji, non ha bisogno di megafoni e passa per gesti poco eclatanti, come levarsi la felpa con il cappuccio e indossare una giacca da uomo, pur continuando a giocare a pallone.

La Trilogia sull’Identità è un’opera compatta e policentrica dove un’impeccabile architettura drammaturgica e un cast che non sbaglia un colpo tengono le redini di una storia scalpitante e necessaria. Il transgenderismo raccontato in questa triple bill è il pretesto per scardinare una visione di sé e del mondo legata all’ancestrale tradizione della dualità: bene/male; maschio/femmina; etero/gay.  Non una trilogia ma una nuova Trinità: nel nome del Figlio e della Figlia, della Madre, e del Nuovo Spirito del Tempo. Applausi.

 

1 e 2 giugno 2018, Festival delle Colline Torinesi
Peter Pan guarda sotto le gonne Trilogia sull’Identità – capitolo I
Stabat Mater Trilogia sull’Identità – capitolo II
Un eschimese in Amazzonia
 Trilogia sull’Identità – capitolo III

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