Teoria del Cracker della compagnia OCCHISULMONDO a Castrovillari. Il commento di Letizia Laezza

“Quando mastichiamo un cracker, il rumore che percepiamo dentro di noi è maggiore rispetto al rumore che sentono le persone che ci stanno accanto”.
Daniele Aureli, figlio della compagnia umbra OCCHISULMONDO, la chiama “teoria del cracker”, la quale dà il nome all’omonimo spettacolo, da lui scritto, diretto ed interpretato, in scena il giorno 29 maggio 2018 in occasione della diciannovesima edizione del festival di Castrovillari primavera dei teatri.
Il testo, ancora sperimentale, è un percorso, oltre che in percorso (di elaborazione). Per virare il rischio di incastrarsi in etichette che non appartengono al pensiero astratto che genera l’arte detta teatro, la teoria del cracker si estranea dai parametri del sociale, per quanto affronti una tematica prettamente civile, o quantomeno che il pubblico è abituato a recepire sotto l’aspetto civile.
Questa è la più spregiudicata novità dello spettacolo: il teatro concepito nella sua fondamentale attitudine alla mutazione, alla metamorfosi di cose, persone, concetti.
Un teatro che attraversa un pensiero e quindi percorre un sentiero, che non è mai completo seppur compiuto, perché è analisi ed autoanalisi.
Questa traiettoria relativizza la peculiarità dell’argomento trattato: l’aspetto focale non è di cosa si parla, tantomeno come se ne parla, ma quale prospettiva si assume pur di non offrire una percezione limitata dell’argomento.
La teoria del cracker è la teoria delle amplificazioni e delle sensazioni intime e preziose: è la teoria elaborata dal rumore stesso.
In un denso ed amalgamato flusso di coscienza l’attore saltella da una personalità all’altra fino a spingersi ad apici che tendenzialmente lo spettatore avrebbe escluso a priori.
Una malattia, inevitabilmente maligna per sua stessa natura, entra in un corpo e gli fa guerra dall’interno; lo lacera, e lo uccide.
Lo riduce, anzi, lo riporta, alla polvere che era stato e che sarà ancora, secondo un infinito ciclo di vita dal quale non si sfugge. Polvere che da sola fa scenografia; poetica scenografia dove Daniele Aureli si muove, si sposta, si dimena, ma è e rimane in tutti i luoghi che ha attraversato: è nel suo impalpabile profilo di polvere che mai si dissolve per sempre e del tutto, come la vita, come la morte, come il ciclo della vita e della morte.
La malattia estirpa la vita, ma muore insieme alla sua vittima. È improprio parlare di amore, ma la fusione della malattia con la vittima è il rapporto viscerale di un essere che vive all’interno di un altro e vi si radica, succhiandogli però le essenze vitali.
La malattia è o potrebbe pur essere inconsapevole della propria crudeltà, perché la sua natura è vivere come quella di tutti gli esseri, ma la conseguenza della sua lotta alla sopravvivenza si traduce in morte per l’essere ospitante. Forse la malattia non vuole uccidere, non agisce per uccidere, ma lo fa semplicemente esistendo, e non può farne a meno. La malattia è frustata, oltre che frustante.
L’analisi è psicologica: cosa succede dentro una persona, nella testa come nel corpo? quali sono l’agito e la posizione della malattia in questo “gioco”? momenti di rabbia, di grande agitazione, di spossamento, come momenti di pausa, di stasi, di noia, tanto realisti da rischiare di pesare sul pubblico.
Come accade spesso quando si prova a sbirciarsi dentro, la percezione è scarsa, la confusione incalza, e mentre si crede di stare per agguantare una verità se ne perde un’altra. Ed ecco la realtà de la teoria del cracker.
Lo spettacolo si affievolisce pian piano fino a spegnersi, al termine di circa un’ora di ininterrotto monologo, accasciandosi accompagnato da un complice impianto illuminotecnico curato da Christian Sorci.
In un’aura di inconsapevolezza per il malato, come per il suo corpo, come per tutto ciò che gli è intorno, insieme alla malattia, insieme, fino alla fine, le luci si spengono.
In un quadrato di palco prende vita una storia di dolore inafferrabile; la sofferenza della morte, che urla più forte solo per chi la sente.

 

29 maggio 2018, Primavera dei Teatri
Teoria del Cracker (o della vita puttana)
Di e con Daniele Aureli
Primo spettatore Massimiliano Burini
Dramaturg Giusi De Santis
Drammaturgia e regia Daniele Aureli
Cura del suono Nicola “Fumo” Frattegiani
Assistenza tecnica Amedeo Carlo Capitanelli e Matteo Svolacchia
Tecnico luci Christian Sorci
Produzione Occhisulmondo
Foto Michele Tomaiuoli
Spettacolo vincitore premio Giuria Popolare Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2017

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