Icaro caduto di Gaetano Colella: un’analisi senza tempo del rapporto padre/figlio. Da Castrovillari la recensione di Giordana Marsilio

‘Sehnsucht’ è il termine tedesco che esprime un desiderio sofferente, la mancanza verso qualcosa o qualcuno. Questa sensazione spinge l’essere umano ad uno slancio, alla ricerca di quell’elemento che non lo fa quietare. Questo è quello che prova Icaro quando cade dal cielo, sicché gli si sono sciolte le ali di cera. Partendo dal mito greco di Dedalo e suo figlio Icaro, Enrico Messina (regia) e Gaetano Colella (interprete e drammaturgia) si interrogano in Icaro Caduto (prodotto da Armamaxa Teatro/Paginebiancheteatro), andato in scena al Festival Primavera dei Teatri come prima nazionale, sulla relazione più complessa e profonda che un essere possa avere: quella con i genitori e in particolar mondo quella con il proprio padre.

Il rapporto padre – figlio, contraddistinto da un’unione indissolubile ma al contempo di opposizione, è sempre stata una tematica che non ha mai smesso di essere analizzata, basti pensare alla psicanalisi con Freud prima e Lacan dopo, o allo stesso teatro, come ad esempio l’Amleto di Shakespeare fino a divenire un tema cardine delle commedie di Eduardo De Filippo.

Proprio il rapporto conflittuale con la figura paterna viene messa in scena in Icaro Caduto, dove Icaro, avvicinandosi al sole, compie un doppio atto, quello di andare verso la libertà e l’autodeterminazione e quella di voler far fallire il padre, più interessato ai suoi esperimenti o “ai suoi numeri” che al figlio, sicché Icaro prova solo rabbia e rancore nei suoi confronti. Dopo essere caduto Icaro viene ritrovato in mare da un pescatore pugliese, Franco, che lo porterà a casa da sua moglie e lo accoglieranno come un figlio, ribattezzandolo Angelo. Impietrito, muto, Icaro perde la sua ninfa vitale, non risponde, fino a quando l’incantesimo si rompe, torna in sé e si chiede “Chi sono?”. Il giovane quindi parte per rintracciare il padre e placare così la sua sete di vendetta ma Icaro scoprirà che di fatto ha intrapreso un viaggio alla ricerca di sé come lui stesso dirà: ”Cercavo me stesso, ma trovavo sempre te”. Nel ritrovare suo padre l’odio si placa e riscopre l’amore nei suoi confronti, capendo che “Cercando lui, cercavo solo me stesso”. Icaro ora potrà volare, poiché ha colmato quella Sehnsucht che tanto lo tormentava.

L’intreccio drammaturgico è ben strutturato, ai racconti che spiegano lo sviluppo della vita di Icaro, si intreccia la storia intima di un figlio e del rapporto con suo padre. Gaetano Colella non interpreta solamente Icaro, ma assume anche il compito di impersonare le varie voci della narrazione in un monologo che scorre fluido, partendo dalla vicenda di Icaro per arrivare ad un racconto umano ed universale, talvolta caratterizzato da parti recitative in versi che echeggia la metrica greca. La scenografia è scarna, solo una pietra con una corda, ma il pauperismo di scena non disturba, anzi, Colella riesce a coinvolgere lo spettatore in un viaggio interiore profondo e toccante. Non c’è bisogno d’altro in scena.

 

27 maggio 2018, in prima nazionale a Primavera dei Teatri
Icaro caduto
di e con Gaetano Colella
regia Enrico Messina
costume Lisa Serio
disegno luci Loredana Oddone
cura del suono Raffaele Bassetti
datore luci e audio Francesco Dignitoso
distribuzione e organizzazione Mary Salvatore
produzione Armamaxa teatro / Paginebianche teatro

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