Ragazze sole con qualche esperienza. Recensione di Giovanna Marrazzo

Chillo è nu buono guaglione/ e vo’ essere na signora/ chillo è nu buono guaglione/crede ancora all’amore.
Così scriveva Pino Daniele nel 1979, in una sua famosa canzone dal titolo ‘Chillo è nu buono guaglione’ parlando di Teresa, un femmeniello napoletano (che oggi chiameremmo transgender), che vive la sua condizione esistenziale di donna, sognando solo un amore ‘normale’ e la vita coniugale.
È infatti il sogno di un amore noir, che è andato in scena al Teatro S. Ferdinando a Napoli, con Ragazze sole con qualche esperienza di Enzo Moscato, con la regia di Francesco Saponaro, con Veronica Mazza (Bolero Film), Carmine Paternoster (Gennaro Cicala), Lara Sansone (Grand Hotel), Salvatore Striano (Gennarino Scialò).
Bolero Film e Grand Hotel sono i nomi d’arte delle signorine sole con qualche esperienza, che nella loro umile, ma timorata casa aspettano con trepidante attesa l’arrivo dei due galantuomini, Gennaro Cicala e Gennarino Scialò, ai quali hanno dato appuntamento per fare conoscenza e, perché no, cominciare una relazione amorosa.
Tra i preparativi per l’arrivo, le accuse, i risentimenti e le zeppatine che si scagliano una contro l’altra, ecco che arrivano i due ama-n-ti, con i quali hanno instaurato una relazione epistolare mentre questi ultimi erano in prigione. Ma è qui che si complicano le cose, i due, sono usciti di prigione dopo aver fatto la spia a danno di un capo di camorra, che adesso chiede vendetta. Comincia così una convivenza forzata, ma anche desiderata, tra le due signorine e i due ex galeotti, che metterà in scena la convivenza psichica, oltre che fisica, di pulsioni di amore, di vita e di morte, in un mélange al tempo stesso tragico e comico, che solo la scrittura di un drammaturgo eccezionale come Enzo Moscato può fare.
Mettere in scena, un dramma di Enzo Moscato, drammaturgo napoletano di altissima fattura, non è una cosa semplice, poiché bisogna confrontarsi con la sua scrittura originale ed evocativa, che proprio perché leggera e profondissima allo stesso tempo, se non accuratamente letta, rischia di essere svilita.
Il rischio era quello di cogliere solo l’aspetto comico, che anche è molto presente all’ interno della pièce, svilendo tutta la forza anticonformista della scrittura di Enzo Moscato, ma Francesco Saponaro, ha evitato la trappola mettendo in scena un dramma tragicomico, che anche se in certi punti un po’ debole, ha rispettato nella totalità le intenzioni della scrittura, anche grazie all’ausilio di quattro bravi attori, che hanno rispettato l’aspetto psicologico dei personaggi.
Veronica Mazza e Lara Sansone sono due attrici conosciute ed apprezzate sulla scena napoletana, mentre sorprendente è stata la performance di Carmine Paternoster e Salvatore Striano, che non abituati a calcare le scene, se la sono cavata nell’interpretazione di tutto rispetto dei due ex galeotti. Un’ ultima osservazione, riguarda proprio la scelta delle due attrici per interpretare il ruolo di Bolero Film e Grand Hotel, transgender dichiarati dall’inizio della performance e, che proprio da questa loro condizione esistenziale prende l’avvio l’intero dramma, che già nei nomi sognanti di due riviste cinematografiche, scelti da Enzo Moscato con un chiaro tributo agli altisonanti e pretenziosi nomi dei femminielli protagonisti di Scende giù per Toledo di Giuseppe Patroni Griffi, aprono un intero immaginario su amori passionali, impossibili, vezzosi, cinematografici appunto, che forse il corpo di un uomo avrebbe potuto rendere con maggiore forza ed efficacia, e che in questo caso, forse ne sarebbe valsa la pena osare ancora un po’.

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