The Year of Cancer: imparare la fine. Di Gaia Lorenzon

Un palco e un pianoforte: due corpi distanti saltellano, irrimediabilmente attratti. L’uno verso l’altro, l’uno con l’altro, cercano conforto in un amore proibito.

Lei, slip rossi, seni piccoli nascosti da spalle ricurve, cammina per la strada senza farsi notare, beve sherry e non prova più nulla. Lui, camicia azzurra sbottonata e stanca, osserva premuroso in cerca di sguardi. Si trovano e si respirano sorvegliati da un cielo di sexy dolls. Due corpi malamente uniti che si contorcono carponi su un prato secco e rotolano avvinghiati lungo un anno di vita. Piedi, peli, sudore, sussurri e scherzi. Poi una casa, un figlio, una vacanza, fino a farsi male. E una fine che tarda e rimanda. Vittime e carnefici di quello che chiamiamo amore: qualcosa che difficilmente si estingue spontaneamente e che forse non termina nemmeno con la morte, che non finisce con l’affanno di un orgasmo, non dimentica nemmeno quando tutta la polvere è scivolata giù dal vasetto di rame, giù dalle mani, giù fino alla terra che ci separa da quel corpo un giorno tanto amato.

The Year of Cancer 
suona una lingua sconosciuta alle orecchie milanesi, ma immediata alla psiche: parole vissute, baciate, respirate, sognate. Parole che si fermano rosse sulle guance di chi “meglio se a bassa voce”, si infrangono nei risolini e toccano impudiche il buio del gran Piccolo.

The Year of Cancer
sembra chiedere: «Quando non è possibile immaginare un domani, come sopravvivere ad un presente non scelto?».

The Year of Cancer
sembra rispondere: «Ama, soffri, e impara la fine».

Di Gaia Lorenzon

“The Year of Cancer”
Uno spettacolo di Hugo Claus
Adattamento teatrale Peter van Kraaij, Luk Perceval drammaturgia Peter van Kraaij
Regia Luk Perceval
Con Maria Kraakman, Gijs Scholten van Aschat
Produzione Toneelgroep Amsterdam con il supporto di Mies e Jaap Kamp / van Meeuwen Kan fonds

Al Piccolo Teatro Strehler, dal al

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