La banalità dell’amore, regia di Piero Maccarinelli. Recensione di Luisa Del Prete

Prende e cattura. Eleva e appassiona. Emoziona e commuove. Colpisce e ferisce, ma allo stesso tempo risana e perdona. E’ l’amore tra il filosofo tedesco Martin Heidegger e la scrittrice ebrea Hannah Arendt descritto da Savyon Liebrecht, messo in scena dal regista Piero Maccarinelli al Teatro Mercadante di Napoli dal 28 febbraio all’11 marzo 2018 e prodotto da ‘’Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale’’. Prende e cattura l’iniziale incontro tra i due ed il carisma con cui Heidegger riesce a catturare tra le sue braccia la studentessa ebrea Hannah Arendt. Eleva e appassiona l’amore che nasce tra i due che coinvolge e trascina il pubblico con numerosi colpi di scena. Emoziona e commuove la loro separazione ed il graduale distacco con cui i due si allontanano. Colpisce e ferisce l’allontanamento dal paese di Hannah che viene tradita dalla persona che lei più amava. Viene tradita di Martin che, durante il periodo del nazismo non ammetteva più studenti ebrei alle sue lezioni e aderì al partito nazionalsocialista; disperate le lettere di Hannah e struggente l’impeccabile interpretazione di Federica Sandrini che ha dato voce a quegli scritti come se la Arendt quasi urlasse per tutta la delusione che aveva provato nel sapere che il suo mentore nonché suo unico grande amore aveva seguito un’ideologia così macabra come quella di Adolf Hitler. Risana e perdona, in seguito, quando dopo alcuni anni dalla fine della guerra vi è poi l’incontro tra i due in cui, nonostante tutto, Hannah Arendt si definisce ‘’eterna alleata’’ di Martin Heidegger ‘’l’ultimo romantico tedesco’’. Uno spettacolo intrinseco di effetti speciali e scene mozzafiato. Immenso il personaggio di Hannah Arendt interpretato da Anita Bartolucci e Federica Sandrini, le quali sono riuscite entrambe ad immedesimarsi profondamente nel personaggio, sapendo egregiamente gestire il parallelismo del ruolo tra vecchiaia e gioventù, tali da creare un contatto con Martin Heidegger, interpretato da Claudio Di Palma, ricco di intese singolari, sguardi fuggenti, dialoghi strazianti, parole d’amore, decisioni drastiche e forti emozioni per tutto il tempo dello spettacolo. Una storia molto articolata, un testo difficile, ma curato degnamente dal regista che ha saputo cogliere anche i minimi dettagli riportandoli in scena in maniera chiara e diretta per chiunque guardasse lo spettacolo. Curati nei dettagli anche i costumi di Zaira de Vincentiis, le luci di Gigi Saccomandi, le musiche di Antonio Di Pofi e le scene di Carlo De Marino. Uno spettacolo che merita di essere visto e studiato bene. Vederlo è stato molto toccante e riflessivo. Complimenti agli attori, al regista e ai vari tecnici. Bravi tutti.

di Luisa Del Prete

“La banalità dell’amore” di Savyon Liebrecht, regia Piero Maccarinelli, con Anita Bartolucci, Claudio Di Palma, Giacinto Palmarini, Federica Sandrini, produzione Teatro Stabile di Napoli, al Teatro Mercadante dal 28 febbraio all’ 11 marzo 2018