I Promessi Sposi, vorticosamente innamorati. Di Pier Paolo Chini

C’è qualcosa di dirompente nella riscrittura di Sinisi, una sfinge che graffia le parole da ogni lato fino a renderle granelli di sabbia — tra prima e ora, tra radura e selva, tra Manzoni e noi — c’è illuminazione che trafigge le barriere, porta allo scoperto, apre spiragli là dove i battenti potevano sembrare ermeticamente chiusi.
Don Abbondio inizia il suo racconto percorrendo la platea, ad attenderlo sul palco la ferocia dei Bravi in divisa da nightclub e alle loro spalle la scritta in rosso “non s’ha da fare”. La vernice viene presto strappata, una lettera alla volta, ma l’avvertimento divora tutto ciò che incontra.
Le pareti stesse vengono abilmente spostate, rimescolate come carte da gioco all’interno nello spazio disegnato sia in orizzontale che in verticale da una struttura mobile in tondini di ferro e gradini. Quasi una clessidra, capace di rovesciare lontano e vicino, cause ed effetti.
Il perfido Don Rodrigo — interpretato, con grande sorpresa del pubblico, da una bravissima Stefania Medri — sguaina la propria arroganza finché non sarà lui stesso un fodero senza più lama, un corpo nudo sotto il sole. Ma colui che muove il mondo abita nella luce o nel buio? L’Innominato provoca Lucia con questa domanda, gettandole addosso con improvvisa disperazione il suo tormento. È un dialogo di rara intensità, un fabbricare serrature cercando con fatica una parola, un gesto che le apra. Salirà dalla platea, solenne nella veste rossa, il Cardinale (un Ciro Masella a dir poco strepitoso): il suo disarmante sorriso rovescerà in una carezza di luce calda la rabbia inquieta dell’Innominato.
L’incredibile precisione e l’affiatamento con cui tutto si concatena permette di sommare tante impronte in un solo passo, come nell’addio ai monti che, con un video, si fa voce degli odierni migranti, o nella rivolta del pane che diventa crepuscolo della post-verità: mentre Renzo parla con il cuore in mano, la folla si pronuncia in una schiera di volti assorti nella luce di piccoli schermi, brevi rifugi individuali.
Molto suggestiva anche la costruzione sonora dello spettacolo, come “Running Up That Hill” dei Placebo che accompagna la crocifissione di Gertrude nel prendere i voti monacali, o l’assordante soffiare della peste mentre sul palco oscilla una gigantesca pulce dorata.
Fra Cristoforo, ottenuto da Renzo il perdono finale, scuote il cielo al ritmo di tip tap.

Di Pier Paolo Chini

“I PROMESSI SPOSI”
Di Alessandro Manzoni
Adattamento e regia Michele Sinisi
Con Diletta Acquaviva, Stefano Braschi, Gianni D’addario, Giulia Eugeni, Francesca Gabucci, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato Paternoster, Bruno Ricci, Michele Sinisi
Produzione Elsinor Centro di produzione teatrale

Visto al Teatro Astra di Torino il 4 febbraio 2018

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