Freud, o elogio dell’inconscio. Di Francesca Esposito

In passato il sogno era il luogo dove il divino parlava all’umano attraverso messaggi cifrati. Poi arriva Freud, il Cristoforo Colombo della vita psichica, e laicizza tutto: a comunicare in una lingua straniera non Ë il divino, ma l’indicibile. Ciò che non voglio sapere o che cerco di non vedere di me stesso.
A partire da questo contesto, il regista Federico Tiezzi, nello spettacolo Freud o L’interpretazione dei sogni, produzione del Piccolo Teatro Strehler di Milano, si ritrova a fare i conti, coraggiosamente, con la complessità dell’inconscio. E lo fa in una messa in scena, che assomiglia a un lungo sogno, attraverso il linguaggio del teatro, a cui la psicanalisi è e sarà eterna debitrice (basti pensare a Sofocle o a Shakespeare).
E’ Stefano Massini, come già aveva fatto per il Lehman Trilogy l’ultimo capolavoro ronconiano, ad adattare il testo e a farne una trasposizione drammaturgica – riduzione e adattamento di Federico Tiezzi e Fabrizio Sinisi. Lo scrittore toscano i cui testi quest’anno saranno di scena anche a Brodway, unisce la scientificità del diario clinico del professor Freud, la formula dei monologhi brechtiani dei pazienti e i racconti, sotto forma di lettera, delle anime più tormentate.
Ma è soprattutto lo spazio scenico ideato da Marco Rossi, onirico e surreale dove abitano Fellini, Lynch, Bunuel e Michel Gondry e si respira la Vienna Felix prima degli orrori del nazismo, a rappresentare il rigore e la grammatica del sottosuolo della ragione, la vera scoperta del padre della psicanalisi. Poi la musica – come la Verdklarte Nacht, la Notte trasfigurata del compositore austriaco Arnold Schoenberg che dà il via al primo atto, le proiezioni ortogonali e i diversi piani e meta piani che si sdoppiano, l’impiego dei video a cura di Luca Brinchi Daniele Spanò, i costumi di Gianluca Sbicca che ridipingono Klimt e il trucco di Aldo Signoretti che è Egon Schiele cento anni dopo, e infine le luci (e le ombre) di Gianni Pollini, soprattutto quelle al neon che spiegano didascalicamente i sogni rendendo metropolitano un luogo che per sua natura dovrebbe essere selvaggio.
In questo corteo danzante (con un cast stellare), personaggi bizzarri trovano cittadinanza nel mondo dei sogni: a partire da uno stanco Sigmund Freud, Fabrizio Gifuni, che porta in scena il padre della psicanalisi non come uno studioso infallibile ma come uno sperimentatore poco empatico che si interroga – al punto da ricordare in alcune scene il pensatore di Rodin -, inciampa, si crea alibi e si autopsicanalizza. Poi arrivano i pazienti, che raccontano monadicamente le loro pulsioni, le loro manie, i loro drammi: come Tessa W.,(Elena Ghiaurov), Greta S (Valentina Picello), Ludwig R. (Marco Foschi), Elga K (Sandra Toffolatti). Il caleidoscopio – movimenti scenici curati da Raffaella Giordano – pi˘ cinematografico che teatrale, Ë surreale: uomini in giacca e cravatta con teste di coccodrillo, come scene di Paolo Sorrentino ma con atmosfere dark, cortei funebri che procedono al contrario, porte in cui compaiono e scompaiono i personaggi, valzer improvvisati e pose plastiche ispirate dalla classicità che portano gli attori a essere sculture viventi.
Non meno importante, l’ultimo personaggio della pièce: lo spettatore in sala, l’unico vero e reale custode di quella lingua segreta che è l’inconscio.

Di Francesca Esposito

“FREUD O L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI” di Stefano Massini
Regia Federico Tiezzi
Con (in ordine alfabetico) Umberto Ceriani, Nicola Ciaffoni, Marco Foschi, Giovanni Franzoni, Elena Ghiaurov, Fabrizio Gifuni, Alessandra Gigli, Giulia Lazzarini, Sergio Leone, Michele Maccagno, David Meden, Valentina Picello, Sandra Toffolatti, Debora Zuin
Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

Visto al Piccolo Teatro Strehler, 8 Febbraio 2018

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