Fassbinder e Goldoni indossano la maschera nietzschiana nella versione di Veronica Cruciani di Das Kaffeehaus. Di Giordana Marsilio

“L’inferno sono gli altri” diceva Sartre nel 1944 nella sua pièce teatrale A porte chiuse, nella quale sosteneva come il dramma umano sia quello di essere dipendenti dalla percezione che gli altri hanno di noi, di essere prigionieri dello sguardo altrui. Anche i protagonisti di Das Kaffeehaus o La bottega del caffè di Rainer Werner Fassbinder, a sua volta ripresa dall’opera di Goldoni, sono intrappolati in ruoli predestinati. Veronica Cruciani, con la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, porta in scena al Teatro Vascello di Roma un’opera fassbinderiana, rendendo però onore a Goldoni e non tralasciando una trasposizione della società contemporanea. La messa in scena della regista può essere divisa in tre atti: uno goldoniano, uno fassbinderiano e uno più moderno. Tutti e tre i tempi, ieri come oggi, sono accumunati dalla corruzione dell’animo umano, in un mondo in cui si ha più la foga di apparire e possedere, piuttosto che di essere. Tra intrighi, imbrogli, pettegolezzi, denaro, sesso e compromessi si svolge la storia in una piccola bottega del caffè a Venezia, collocata davanti a un casinò gestita da Pandolfo e frequentata dal disonesto Conte Leandro. Appare interessante ed efficace la scelta di porre i personaggi, quando non sono di scena, in fondo al palco. Questo spazio scenico risulta come un luogo neutro dove i personaggi aspettano “il loro turno”, sembrando così delle pedine mosse da un burattinaio. In questa zona ‘neutra’ indossano delle maschere che di volta in volta tolgono quando il loro personaggio è chiamato ad interagire. Ogni personaggio reincarna un prototipo della società: il conte, la prostituta, il barista, il servo, l’imbroglione, la moglie. Sebbene sia carnevale e ognuno si maschera per fingere di essere qualcun altro, qui il simbolo della maschera, concetto connotato sempre da una sfumatura negativa e del volere celare qualcosa, è utilizzato come un vero e proprio scudo di protezione dell’Io di ogni protagonista.

Nietzsche sostiene in Al di là del bene e del male che indossare una maschera possa proteggere noi stessi dalla nostra verità ma al contempo nascondere agli altri una verità che in realtà non vogliono conoscere. La maschera nietzschiana assume così una doppia funzione, tutelare la propria profondità e prendere le distanze da una realtà spiacevole, una realtà dalla quale vorremmo fuggire. I personaggi combattono perciò con due demoni: da una parte il desidero di mostrarsi agli altri per come sono e liberarsi del ruolo che hanno assunto nella società e dall’altra parte esprimono il bisogno di nascondersi dietro a una maschera per proteggere loro stessi. A metà dello spettacolo lo pseudo equilibrio sottile e superficiale che si era creato, si dissolve. Questo cambiamento è ben reso da una drastica metamorfosi della scena e delle musiche che si tramutano in tratti più cupi e più aggressivi. L’ordine apparente viene distrutto e così anche i personaggi si spogliano, si sfilano le maschere, per indossarne però di nuove, cambiando atteggiamento da educati e cordiali a primordiali e crudi.  Nulla di reale permane, l’ultima scena è infatti annebbiata da un fumo, gli attori dicono le loro battute ma non potendoli vedere, sembrano provenire da un mondo lontano, o come diceva Goethe in Faust “Schall und Rauch”, letteralmente “suono e fumo” che parafrasato vuol dire “nulla ha importanza”.

Così si conclude lo spettacolo di Veronica Cruciani, il quale presenta un ritmo incalzante, un crescendo parabolico nello sviluppo delle situazioni e delle tentazioni dei personaggi, ben rese da un’ottima interpretazione da parte di tutti i membri della compagnia. Come esclama il personaggio di don Marzio (Francesco Migliaccio, attore ospite della compagnia) in una delle ultime scene: “Che bello spettacolo”.

Di Giordana Marsilio

“DAS KAFFEEHAUS – La bottega del caffè”
Di Rainer Werner Fassbinder da Carlo Goldoni
Regia Veronica Cruciani
Con  la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e Mauro Malinverno (attore ospite)
Produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

Visto al Teatro Vascello di Roma, 23 gennaio 2018

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