Blatte: nuove forme di dipendenza. Di Angelica Damiani

TORINO. Pubblicità multicolori, social network, dimensioni virtuali, modelli sociali ed estetici. Ma quali effetti produce, nella realtà quotidiana, questo incedere continuo di stimoli e immagini artefatte?
Sempre più adolescenti e ragazzi abbandonano studio e lavoro, tagliano ogni relazione sociale, e si chiudono in casa, al riparo dal mondo esterno. » il fenomeno sociale degli Hikikomori (stare in disparte) nato in Giappone e che, negli ultimi anni, ha iniziato a diffondersi anche in Italia.
Ed è lo spunto di riflessione da cui parte Girolamo Lucania nel suo spettacolo Blatte, andato in scena il 18 e il 19 marzo al Teatro Gobetti, per la quarta edizione de “Il cielo su Torino”, bando promosso dal Teatro Stabile. Ancora una volta il pubblico ha avuto la possibilità di conoscere gli artisti contemporanei che animano il panorama teatrale sabaudo.
Alex, il protagonista dello spettacolo, Ë appunto uno di quei ragazzi in disparte. Al di là di un telo bianco, lo si intravede nella sua camera. L’elemento divisorio sgrana la scena e non permette di metterlo a fuoco, rimane distante, lo stesso vale per la voce e un perenne ronzio che accresce nello spettatore un senso di irrequietezza e claustrofobia.
Il padre è morto, e la madre Gwen si è risposata con Carl, la cui figlia Olivia ora è sorellastra e compagna di classe di Alex. Vivono tutti nella stessa casa che dal centro si Ë spostata in periferia.
Durante tutto lo spettacolo le scene di Alex sono lontane e separate dal resto della famiglia.
Gwen, Carl e Olivia sono sorridenti, schiena dritta e atteggiamento composto. Rispondono alle domande di una voce meccanica fuori campo, mentre i volti e parti dei loro corpi sono ripresi da una telecamera e proiettati in diretta sullo stesso telo bianco che separa Alex. L’ambientazione Ë da talk show televisivo. Ma c’è qualcosa, in quell’atteggiamento troppo sicuro e in quei sorrisi troppo tirati che tradisce la loro calma e risolutezza.
Alex, isolato e distaccato dalla realtà, è goffo e impacciato. La sua unica compagnia è una blatta, con la quale si confida, in un parallelismo kafkiano in cui parla a sÈ stesso. E dipendente dal benessere fittizio procurato dalla solitudine, e rimane intrappolato dentro un mondo che ormai gli appartiene. I familiari sono i primi a ignorarlo ed emarginarlo, fingendo che non esista.
Lo spettacolo lega teatro, musica, video e fumetto. Blatte è anche il titolo del graphic novel di Alberto Ponticelli da cui la compagnia di produzione teatrale Parsec si è ispirata per lo spettacolo. La compagnia, infatti, lavora sul linguaggio contemporaneo e sulla cross-medialità.
Nel climax crescente Gwen, Marc e Olivia mutano. Danzano in un sabba psichedelico, sono psicotici, come posseduti, i sorrisi sono diventati ghigni, Ë lontana la compostezza da sitcom americana. Ora animano una realtà distorta, quasi sovrannaturale. Lo sfregamento nervoso delle mani di Olivia sulla pancia diventa un gesto convulso che sfocia in urla di dolore.
La scenografia è giocata con forti contrasti cromatici di rosso, nero e bianco la cui resa Ë esaltata dalla proiezione delle illustrazioni che prendono forma e vita sullo schermo, create apposta da Ponticelli per lo spettacolo. Anche musiche e rumori giocano un ruolo preponderante in un scambio tra melodie dolci e suoni pi˘ ritmati.
I dialoghi e i monologhi dei personaggi lasciano molte questioni in sospeso e possibili sviluppi della trama che, tramite gli effetti scenografici, delegano allo spettatore il compito di elaborarne la conclusione.
Le aspettative sempre pi˘ alte generano insicurezza, inadeguatezza e annullamento dell’individuo. Sentimenti che, a loro volta, sfociano in comportamenti che collocano in disparte.
Blatte è una rappresentazione grottesca e a tinte dark della società contemporanea, società dell’immagine e del consumo. La blatta, una metafora del nostro tempo, un animale che muove nell’oscurità del sottosuolo, substrato di identità che sempre pi˘ faticano a riconoscersi nei modelli preconfezionati.

Di Angelica Damiani

“Blatte”
Progetto performativo multimediale liberamente ispirato alla graphic novel “Blatta” di Alberto Ponticelli
Regia Girolamo Lucania
Produzione Parsec Teatro in collaborazione con Cubo Teatro / Il Cerchio di Gesso / Grey Ladder production

Al Teatro Gobetti di Torino, 18 e 19 marzo 2018