Amleto ai tempi dei social. Requiem semiserio per la morte di Facebook, di Alessandro Trentadue

Essere o non essere. Pubblicare o non pubblicare. Taggarsi o non taggare. Cancellare o bannare? Insomma: “Esserci o non esserci”, sui social. Il Dilemma per antonomasia non si recita più con il teschio di un buffone in mano. Ma con uno smartphone aperto su un profilo Facebook o Instagram (no, Twitter no, è roba da vecchi ormai) pieno di giullari in cerca di visibilità e clic gratuiti per un selfie in costume o per la foto del proprio gatto.

Come sopravvivere nell’era dei social network. Disintossicarsi dalla reperibilità continua e l’incessante ansia da pubblicazione di qualcosa, qualsiasi cosa? Non bisogna cercare su Google. Né chiedere agli amici. Non serve l’ennesima guida online di Salvatore Aranzulla. e nemmeno ripescare quei quattro chili di opera omnia di Shakespeare che prende polvere sugli scaffali della libreria.

Basta andare a teatro. Perché in scena c’è la Compagnia Berardi Casolari. Coppia sul palco e nella vita. Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari. Autori e protagonisti di “Amleto take away”, il loro nuovo lavoro prodotto dal Teatro dell’Elfo, presentato in anteprima nazionale all’Arena del Sole di Bologna dal 5 all’8 aprile.

Un Amleto “da portar via”. Da mangiare per strada ancora caldo. Senza stare a ordinarlo con un’app per fare prima. Lentezza. Calma, per favore. Per una volta. E silenzio. È il teatro che lo richiede. “Amleto take away”: il più tascabile degli Shakespeare mai realizzati senza bisogno di ricaricargli la batteria.

Nella tragedia più nera dei tempi che sono, i nuovi dannati diventano i “bannati”, in una corsa senza direzione pur di apparire, di esserci, in qualsiasi modo, sotto una qualsiasi forma. Mentre tutti – non nascondiamoci – rimaniamo comunque dei pazzi moderni, ma soprattutto modesti. Capaci di perdere la testa se sparisce uno dei nostri follower. Di interrogarci per ore se postare o non postare qualcosa. Di cadere in depressione se scompare un like da una foto. Di farci prendere dal panico se qualcuno non ci risponde subito. Oppure se ci risponde subito, “troppo subito”, senza includerci però in una conversazione di gruppo.

“Amleto take away” è un modo per uscirne vivi. Uno schiaffo in faccia per farci rimanere lucidi. E soprattutto per farci essere, e non esserci, sui social.

Quanti followers avrebbe Shakespeare se si fosse trovato a vivere nell’era dei social, quattrocento anni dopo? Un fottìo, probabilmente. E Amleto? Giusto una, Ofelia. Che si sarebbe cancellata prima di buttarsi in acqua. Ecco chi siamo: milioni di Ofelie che si sono suicidate sui social. Ma non sono morte. È morto Facebook.

Perché Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari hanno visto oltre la luce. Sono bastati due occhi in un lago di sincerità e sensibilità per prevedere. Un Tiresia contemporaneo che – senza avere bisogno di vedere – ha indovinato tutto. Ha capito perfettamente il suo tempo. Il loro “Amleto take away” è un requiem semiserio per la morte di Facebook, presentato in anteprima nazionale all’Arena del Sole di Bologna proprio nei giorni in cui il social network di Mark Zuckerberg è crollato, travolto dallo scandalo della violazione dei dati sensibili di milioni di iscritti. Cioè noi.

Ecco cos’hanno fatto Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari. Il loro requiem semiserio nell’anno della morte di Facebook ha liberato milioni di social-dipendenti. Addio signor Zuckerberg. Niente di personale (a parte i nostri dati svenduti) ma non ci mancherai. Facebook è morto, viva Instagram. E allora “To be or to FB”. Essere o apparire su Facebook? Cancelliamoci pure, senza ripensamenti. E andiamo a teatro.

Di Alessandro Trentadue

“Amleto take away”
uno spettacolo di Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari
con Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari
musiche di Davide Berardi e Bruno Galeone
produzione Compagnia Berardi Casolari/Teatro dell’Elfo
con il sostegno di Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival di Armunia Castiglioncello, Comune di Rimini-Teatro Novelli

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