Il regista drammaturgo argentino Claudio Tolcachir: “quando uno lavora non pensa ai critici”.

Claudio, quanto peso dai a ciò che la critica scrive del tuo lavoro all’indomani di un debutto?
È sempre una relazione contraddittoria il sentirsi giudicati ed esposti pubblicamente da parte di qualcuno che il più delle volte non conosciamo. Io cerco di distinguere quando una recensione è scritta con rispetto e con generosità, sia essa positiva o meno. Credo che chi scrive su di un’opera teatrale debba conoscere e tenere conto dell’impegno e della dedizione che ogni lavoro necessita. Quindi se vedo che una critica è scritta con rispetto, la leggo e ne tengo conto. Altrimenti la ignoro. Dopo tanti anni impari quali sono le regole del gioco.

Ti interessi solo delle grandi firme della carta stampata o anche di cosa scrivono sul web critici meno rinomati?
I grandi critici hanno un effetto promozionale. Quanto alle opinioni, è più o meno lo stesso. Nel mio paese si discute molto su quanto una buona o una cattiva recensione influisca sulla fortuna di un’opera; specialmente oggi che vi sono molti mezzi per promuovere un lavoro, e che i grandi giornali non hanno più il peso di un tempo.
Da anni seguo alcuni critici, la cui opinione mi interessa personalmente: sono per lo più persone competenti e direttamente impegnate nel teatro.

C’è stato il giudizio di un critico, che ha influenzato il tuo lavoro?
Certamente le critiche mi influenzano: si tratta di giudizi pubblici, sguardi su quanto facciamo. È un lavoro delicato il nostro. Ho ricevuto critiche che mi hanno trasmesso la fiducia e il desiderio di proseguire, e altre che mi hanno trattato senza rispetto e mi hanno fatto venir voglia di mollare tutto. Certo è che quando uno lavora non pensa ai critici, ma solo al lavoro in sé.

Ricordi la stroncatura di un critico che ti ha fatto particolarmente arrabbiare?
Sì! Certamente! E non vedo l’ora di incontralo!
La mia rabbia non è per una recensione negativa, ma per la presunzione, e per l’intenzione che nasconde: mi irrita che qualcuno faccia congetture su quanto io intendessi fare e non parli invece di quanto ho fatto. Risulta fastidioso quando una recensione è compromessa dai pregiudizi.


Claudio Tolcachir
è drammaturgo, regista e attore. Ha fondato la compagnia Timbre 4 nel proprio appartamento a Buenos Aires nel 1999. Da allora le sue opere, tra cui citiamo La omisión de la familia ColemanEl viento en un violín, Tercer cuerpo, Emilia (di quest’ultima il Teatro di Roma ha prodotto la versione italiana con Giulia Lazzarini nel ruolo del titolo, e con Pia Lanciotti, Sergio Romano, Josafat Vagni e Paolo Mazzarelli), sono presentate e prodotte dai più importanti festival e teatri dell’America Latina e d’Europa.

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