La stroncatura che mi ha fatto più arrabbiare? quella di mio fratello tanti anni fa.

L’attore, regista e cantante Gianluca Merolli tiene in gran conto lo sguardo critico sul suo lavoro, e non solo quello dei professionisti.

Gianluca, quanto peso dai a ciò che la critica scrive del tuo lavoro all’indomani di un debutto?
La caratteristica che più mi interessa del fare teatro è la possibilità di confronto che esiste tra lo spettacolo e il pubblico. Quanto esso influisca sulle persone e quanto la reazione del pubblico possa influenzare la vita del lavoro. Confrontarsi su alcuni temi, sull’essere uomini e donne del nostro tempo, sul ritmo col quale scorre la nostra vita. Sapere cosa uno spettacolo muove negli spettatori quindi per me è fondamentale. Non tanto per capire se si è fatto bene o male, ma per scoprire che temperatura raggiunge l’impatto tra lo spettacolo e lo spettatore, quante tracce restano di ciò che è stato lavorato. A maggior ragione mi interessa il parere di persone che vedono centinaia di spettacoli l’anno e che quindi hanno una percezione allenata.

Ti interessi solo delle grandi firme della carta stampata o anche di cosa scrivono sul web critici meno rinomati?
La carta stampata oggi ha pochissimo spazio per scrivere, spesso le recensioni escono a repliche terminate, a meno che non si stia in scena un mese o più. Rispetto ad un’offerta agile e ad una programmazione sempre meno stazionaria e più numerosa dei teatri, i critici delle grandi testate fanno fatica a vedere i lavori di cui poi possono scrivere tardi e poco. Invece gli addetti che si occupano del web hanno, ovviamente, uno spazio illimitato a disposizione e soprattutto esistono diversi blog che vantano all’interno del proprio staff  numerosi critici che riescono a monitorare bene il nostro panorama teatrale. E comunque rispetto alla qualità mi viene in mente che ultimamente, in occasione di un mio spettacolo, uno dei maggiori e più quotati quotidiani italiani mi ha chiesto quali fossero i vip presenti alla prima per poter fare una presentazione. E’ vero che chiunque può sedersi alla scrivania e scrivere di teatro, ma questo fa parte del nostro tempo. Il giudizio è giudizio. La qualità si determina da sé, col pregio e la sostanza dell’analisi e le suggestioni che una critica è capace di muovere rispetto ad un lavoro visto.

C’è stato il giudizio di un critico, che ha influenzato il tuo lavoro?
Certo che sì, forse non lo spettacolo che è stato appena giudicato, ma il mio lavoro sì. Questo lavoro per me si fa col confronto, in primis con gli attori e con la materia drammaturgica. Ma poi entra in gioco il rapporto con lo spazio, col pubblico, con i treni da prendere, con la critica…

Ricordi una stroncatura che ti ha fatti particolarmente arrabbiare?
Quella di mio fratello alla fine di uno spettacolo tanti anni fa.

 

Gianluca Merolli è attore, cantante, regista. Il suo ultimo lavoro è un’eccellente regia di Saved di Edward Bond, prodotto dal Teatro Vascello di Roma, in cui è anche interprete, insieme a Francesco Biscione, Manuela Kustermann, Lucia Lavia, Marco Rossetti, Antonio Bandiera, Carolina Cametti, Michele Costabile, Marco Rizzo e Giovanni Serratore. Prossimamente lo vedremo al Teatro Bellini di Napoli in Dignità autonome di prostituzione (nella foto), diretto da Luciano Melchionna – dal 26 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018.

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