I critici sono intellettuali, hanno visto migliaia di spettacoli, come potrei non dare peso a quello che scrivono?

Abbiamo posto le stesse quattro domande ad alcuni artisti, per sapere cosa pensino della Critica. Ecco cosa ci ha risposto Saverio La Ruina.

Quanto peso dai a cosa la critica scrive del tuo lavoro all’indomani di un debutto?
Molto, anche in relazione alla stima che nutro nei confronti dei critici. Che non è legata solo a quello che scrivono su di me ma anche sugli altri, sul teatro in genere e forse anche sul mondo. E quando li conosco di persona, anche su che donne e uomini sono. E di quello che scrivono soprattutto su ‘come’ lo scrivono, che non è un fatto di bella scrittura ma, come direbbe mio padre, di sostanza. I critici sono intellettuali, persone di gusto, hanno una grande esperienza, visto migliaia di spettacoli, come potrei non dare peso a quello che scrivono? Ascolto con interesse l’osservazione di uno spettatore normale, anche occasionale, potrei non fare altrettanto e di più con loro? Certo forse la cosa che conta di più è quanta sincerità sento io di averci messo dentro e qual è il mio sentimento dello spettacolo. Ma tuttavia qualcuno deve pur leggerli, testimoniarli, ma anche stimolarli, correggerli e ampliarli per il mio futuro umano e professionale.
Come direbbe ancora mio padre: devi ascoltare quelli migliori di te. E non ne fa una distinzione sociale, ma intellettuale e morale. Quindi anche i critici pur giudicando sono sottoposti al nostro giudizio. Certo meno pericoloso perché non lo scriviamo su un quotidiano nazionale, che però ci crea interlocutori più necessari e altri meno.
Onestamente devo molto alla critica. A quelli che hanno provato a restituirmi con professionalità e lealtà (soprattutto verso se stessi) le loro impressioni. E comunque sia un critico ha una grande responsabilità. Non è un lavoro come gli altri. Non è che sbagli un timbro e ne fai un altro. E di questo se ne devono fare carico. Quello che dicono lo dicono sul prodotto fisico e intellettuale dell’uomo. A noi si chiede purezza scenica, a loro noi chiediamo purezza intellettuale.

Ti interessi solo delle grandi firme della carta stampata o anche di cosa scrivono sul web critici meno rinomati?
Credo che la carta stampata richieda (abbia richiesto) in redazione un lungo apprendistato e un confronto continuo tra vecchi e giovani critici che formavano basi più solide, selezionando e filtrando i più bravi. Però il web ha una sua dirompente vitalità e alcune testate, dove non mancano i bravi critici, si stanno accreditando molto seriamente. Per cui leggo molto anche quello che si scrive sul web.
Mi incuriosisce anche quello che scrivono sinceri appassionati che essendo tantissimi mi restituiscono con evidenza l’impatto che ha un aspetto cui tengo dello spettacolo. Per esempio con Polvere mi hanno restituito più chiaramente le dinamiche che avvengono nel pubblico nelle varie parti d’Italia. E alcuni di questi mi hanno anche molto colpito. Poi c’è anche molta approssimazione, col guaio che lo spettatore meno preparato è in balia del caso.

C’è stato un giudizio di un critico, che ha influenzato il tuo lavoro?
Dire quello che mi ha influenzato di più è un po’ azzerare chi lo ha fatto di meno ma che comunque lo ha fatto e gliene sono grato. Posso citarne solo uno che so che tutti mi perdoneranno perché non è più con noi: Franco Quadri. Non solo mi ha influenzato, mi ha anche fatto capire quando avevo imboccato la mia strada. E mi ha dato una gioia che non ha prezzo. Chi ha fatto altrettanto, sa bene chi è. E spero che non esca fuori un killer seriale di critici per farmi tirare fuori altri nomi.

Ricordi una stroncatura che ti ha fatto particolarmente arrabbiare?
Forse ha più senso ricordarne una che mi ha fatto bene facendomi male, fortunatamente solo verbale, anche perché si trattava di uno spettacolo ancora in fieri, quella ad Amleto ovvero Cara Mammina di Goffredo Fofi a Santarcangelo, che invece aveva amato la prima fase di quel lavoro. Da quella lunga chiacchierata ne uscii a pezzi perché le sue parole toccavano un mio nervo scoperto. E lui non si è lesinato. Ma è proprio a partire da quel nervo scoperto che ho rimesso mano al lavoro e due settimane dopo ho debuttato alle Colline Torinesi con ben altra accoglienza. Per dire quanto una critica negativa può essere ‘positiva’ se ben sviscerata ed esposta. E in questo non aiutano i ‘francobolli’ a cui sempre più spesso sono costretti i critici sulla carta stampata.

 

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