Che ruolo assolve oggi il critico teatrale? di Dalila D’Amico, assegnista di ricerca, Università degli Studi di Padova

Dal 13 al 15 Novembre si è svolto a Milano NEXT-Laboratorio delle Idee per la produzione e la distribuzione dello spettacolo da vivo, partner del Network Lettera 22. NEXT è un esempio efficace di sostegno e promozione dello spettacolo promosso da Regione Lombardia, con il sostegno di Fondazione Cariplo, e organizzato da Agis Lombardia. Giunto alla sua nona edizione il progetto si configura come una vetrina per le realtà di produzione lombarde che per due giornate presentano ad operatori e spettatori le anteprime degli spettacoli in preparazione per la prossima stagione.

NEXT, con Lettera 22, apre inoltre uno spazio di dialogo tra critici e artisti. Il 15 Novembre al Piccolo Teatro Strehler si è tenuta la Tavola Rotonda La scrivania del critico. Metodi a confronto.

La Tavola Rotonda ha offerto una ricca riflessione sul ruolo e gli strumenti della critica teatrale nel passato e nel presente per tentare di appuntarne possibili funzioni future. L’aspetto forse più interessante offerto dalla giornata è stata la possibilità di ascoltare diverse generazioni di critici a confronto. All’incontro ha partecipato infatti chi ha vissuto nella seconda metà del Novecento i trambusti rigeneranti del Nuovo Teatro e la conseguente necessità di rifondarne categorie e strumenti interpretativi (Giulio Baffi, Maria Grazia Gregori, Magda Poli, Oliviero Ponte di Pino); chi è stato in grado di rilanciare la funzione del critico nel momento di passaggio tra la carta stampata e Internet (Claudia Cannella, Andrea Porcheddu) e chi ha dovuto guadagnarsi autorevolezza nello scenario democraticizzato e affollato della Rete nel nuovo Millennio (Sergio Lo Gatto, Maddalena Giovannelli, Diego Vincenti). A confronto il punto di vista di un critico cinematografico, Boris Sollazzo, di un attore e regista, Elio De Capitani, di un’attrice, Federica Fracassi, e di uno scrittore e drammaturgo, Vitaliano Trevisan.

Diverse le esperienze, diverse per certi versi le prospettive. Chi scrive da sempre in una testata cartacea ha visto gradualmente assottigliarsi lo spazio sulla pagina. Se il giornale si adegua alla domanda di un mercato regolato dalla svendita dell’istante, quale compito allora può assolvere un critico oggi in pochissime righe? Per Giulio Baffi, Presidente Associazione Nazionale Critici di Teatro e giornalista di Repubblica Napoli, la risposta è quella di portare persone a teatro. Allora il ristretto spazio riservato alla critica si converte in capacità di generare curiosità. Per il giovane Diego Vincenti (Hystrio e Il Giorno) invece, la costrizione alla sintesi si traduce in un’igiene di sguardo che consente di arrivare ad un gran numero di lettori. Scrivere per un giornale a stampa vuol dire però anche avere la possibilità di un costante confronto in redazione, vuole dire contrattare gli spazi per le compagnie emergenti accanto al nome di richiamo, vuol dire allenare continuamente il proprio metodo interpretativo accanto a personalità che hanno maggiore esperienza, padri costantemente da tradire incita Maria Grazia Gregori (già l’Unità, oggi www.delteatro.it).

Chi scrive in riviste online, beneficia di un più ampio spazio per la riflessione, ma lamenta proprio l’assenza dei momenti di condivisione in redazione, come sottolinea Andrea Porcheddu. Un problema spinoso per la rivista online è inoltre la mancanza di un vero e proprio sostentamento economico. Ne consegue che lo spazio per la critica teatrale online (non sempre) sia a volte affidato a volontari appassionati che, proprio perché non vincolati ad un contratto, dedicano maggior attenzione agli artisti e alle tematiche favorite (e come del resto biasimarli?) tralasciandone altre. Se questo processo può tuttavia essere corretto da una redazione solida, così come avviene, il risultato più allarmante è che la critica teatrale si stia sedimentando sempre più in una dimensione locale. Benché il raggio di diffusione di un articolo online sia oggi potenzialmente infinito, la mancanza di economie costringe il più delle volte a seguire l’offerta teatrale più vicina geograficamente, tralasciando quella più difficilmente raggiungibile. Problema sentito anche dalle compagnie, come testimoniano Federica Fracassi e De Capitani, che oggi si trovano a domandarsi se non sia il caso di pagare a proprie spese il critico, non tanto per smania di visibilità, ma per ottenere un riscontro sul proprio lavoro, momento imprescindibile per la crescita di un artista.

Criticare infatti non equivale a recensire, ma ad allenare il pensiero critico, a fornire strumenti di lettura, a proporre nuovi linguaggi per restare aggiornati sui veloci cambiamenti della scena contemporanea, ad ampliare gli sguardi su contesti più ampi, politici e produttivi, di cui uno spettacolo è specchio, come rimarca Maddalena Giovannelli, fondatrice di Stratagemmi. Quale allora il futuro? Il futuro è già iniziato, suggerisce Sergio Lo Gatto, necessita soltanto di una maggiore orchestrazione. Diverse sono le proposte già in atto, dai laboratori di formazione per giovani critici e spettatori, come quelli condotti da Andrea Porcheddu, Stratagemmi, Teatro e Critica e Altre Velocità, o quelli di riflessione e confronto su problematiche politiche ed economiche dello spettacolo, come “Le Buone Pratiche del Teatro” condotto da Oliviero Ponte di Pino, tra i fondatori di Ateatro. Come la scena dunque, anche la critica continua a rinnovarsi, cambiando interlocutori, prassi, forme, e funzioni, resistendo al tempo e alle problematiche economiche, e colmando vuoti di formazione che dovrebbero essere assolti altrove. Quello che rimane fermo è che la critica è necessaria, come il teatro.

Dalila D’Amico attualmente è titolare di un assegno di ricerca presso l’Università degli Studi di Padova – Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari con una ricerca dal titolo “Luce e suono in scena, tra patrimonio e innovazione”. Ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Musica e Spettacolo presso l’Università di Roma La Sapienza, con la tesi “Le aporie del corpo eccentrico: Per una riconfigurazione del soggetto in scena”. Si occupa dell’organizzazione della compagnia di danza Ritmi Sotterranei, scrive di teatro per le riviste Alfabeta 2 e Artribune.

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