La Danco al critico: “Se vuole distruggermi è libero di farlo, ma entri puntuale!!”

Abbiamo posto le stesse quattro domande ad alcuni artisti, per sapere cosa pensino della Critica. Ecco cosa ci ha risposto l’attrice, scrittrice e drammaturga, regista di teatro e di cinema Eleonora Danco.

Eleonora Danco, quanto peso dai a ciò che la critica scrive del tuo lavoro all’indomani di un deb
utto?
Io lavoro su quello che non c’è, metto in scena i miei testi il mio teatro. Per questo il mio rapporto con la critica all’indomani di un debutto è sempre di emotività ma anche di curiosità. Se riportano le loro impressioni con libertà intellettuale mi interessa. Se capisco che sono venuti a vedere il loro spettacolo e non il mio allora lo trovo inutile.
Mi identifico nella frase di un regista di cinema che amo molto, Carl Th. Dreyer: “Ognuno può vedere in un’opera quello che vuole. Per me è importante aver fatto un lavoro che io possa riconoscere come mio”

Ti interessi solo delle grandi firme della carta stampata o anche di cosa scrivono sul web critici meno rinomati?
Sul web si affacciano ragazzi interessanti che non troverebbero spazio altrove.
Permette una divulgazione più veloce e indipendente del teatro, e questo fa bene alle scene, che sono state relegate a qualcosa da far sopravvivere come un’animale malato, un monumento ai caduti. Al tempo stesso sul web mi capita di leggere anche recensioni
improvvisate, personalistiche, ideologiche. E’ un’arma a doppio taglio. Ma fa parte di un cambiamento è comunque interessante.

C’è stato un giudizio di un critico, che ha influenzato il tuo lavoro?
Mi piace la critica quando è più scientifica e non si riduce alla stroncatura o alla esaltazione di uno spettacolo. Mi leggo come studio quelle di Moravia, Carmelo Bene. Guardare indietro è limitante, ma nel teatro ci vorrebbero osservatori più liberi.

Ricordi una stroncatura che ti ha fatta particolarmente arrabbiare? 
Una di un critico molto noto. E’ venuto a vedere un mio spettacolo che durava 50’ minuti.
E’ arrivato venti minuti in ritardo, ha disturbato il pubblico e me in scena perché al buio non vedeva. Ha recensito il mio lavoro su uno dei più prestigiosi quotidiani italiani, ha scritto che io non sarei dovuta stare non solo in un teatro pubblico, ma in nessun teatro, perché ero il nulla totale. Era “Ero Purissima” al Teatro India, nel 2007.
Io gli dissi: se vuole distruggermi è libero di farlo, ma entri puntuale!!
Nonostante la sua stroncatura lo spettacolo fu uno dei miei più grandi successi di pubblico.

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