Mi pare di ravvisare una sapienza più interessante e profonda in qualche penna indipendente

Abbiamo posto le stesse quattro domande ad alcuni artisti, per sapere cosa pensino della Critica. Ecco cosa ci ha risposto l’attrice Pia Lanciotti.

Pia, quanto peso dai a ciò che la critica scrive del tuo lavoro all’indomani di un debutto?
Da Attrice dico, francamente poco peso… talvolta facile curiosità adolescenziale. Mi fido di altri pareri quando si tratta del mio lavoro.
Mi pare che l’interesse della maggior parte della critica oggigiorno si ingegni a raccontare la trama e a dare un frettoloso e talvolta preso a prestito punto di vista sul presunto pensiero di chi mette in scena.
Alcuni autorevoli pareri sulla scrittura teatrale sono invece appassionanti: sono ancora dei confronti. Nella migliore delle ipotesi però, per quello che riguarda gli attori, si spendono tonitruanti epiteti per chiunque riesca a pronunciare con un minimo di proprietà tecnica battute che ahimè smarriscono il loro senso profondo slabbrate così come sono da dilettanti “di nome”.
La Critica, a mio avviso, potrebbe forse valersi dell’invidiabile facoltà di illuminare percorsi e sussurrare “Nuovi Sguardi” e risorse a noi poveri spettatori affamati, ma tutto ciò pare non avvincere più nessuno.
Però, per buona sorte, sopravvivono ancora Voci autorevoli, che infaticabili riescono a raccontare una visione, non arrestandosi al semplice gusto personale, ma addentrandosi in analisi lucide oneste e costruttive.

Ti interessi solo delle grandi firme della carta stampata o anche di cosa scrivono sul web critici meno rinomati
Ammetto che talvolta mi pare di ravvisare una sapienza più interessante e profonda in qualche penna indipendente. Fortunatamente esistono voci che tentano di affrancarsi da quelle logiche Omertose e Nepotistiche che logorano e sviliscono il nostro lavoro in questo paese, ma sono purtroppo degli avamposti spesso inascoltati o ascoltati da chi, come la maggior parte di noi, potrebbe salvarsi solo con una Rinegoziazione del Pensiero Fondante di questo Lavoro.

C’è stato un giudizio di un critico, che ha influenzato il tuo lavoro?
Mi è capitato di condividere perplessità sul mio lavoro e di porvi attenzione e rimedio confrontandomi con Andrea Porcheddu; accadde anche con Franco Quadri durante “Il gabbiano” di Nekrosius.
In genere invece non mi pare che la critica abbia conoscenza e passione per il lavoro degli attori, che negli ultimi tempi sta mutando, spesso avventurandosi in territori che esigerebbero un Ascolto, una Cura e soprattutto un Interesse che essi non paiono minimamente mostrare.
A dire Il vero pochi sono anche i registi in grado di farlo. Ma Questa è un’altra storia!
Avrei voluto lavorare ai tempi di Roberto de Monticelli. La sapienza e l’amore che nutriva nei confronti degli attori era commovente. Mi avrebbe onorato un suo accenno al mio lavoro. Magari mi avrebbe suggerito di fare la fioraia. E magari avrebbe avuto ragione!

Ricordi una stroncatura che ti ha fatta particolarmente arrabbiare?
Mi ricordo di un giudizio efferato di Geron che al mio debutto a 22 anni, Ofelia con la regia di De Capitani, disse qualcosa che suonava più o meno così: ´pare preoccuparsi unicamente di fare il verso alla Lazzarini’.
Mi fece male, pensai fosse superficiale e ingiusto quel suo modo nei confronti di chi cominciava. Giulia era il mio INIZIO. Il mio esempio. Era forse naturale ravvisare consonanze… ma non me ne curai oltre. Qualche anno dopo, Geron mi consegnò il premio Duse come attrice emergente e fu pieno di galanterie di ogni tipo. Gli rammentai quel piccolo spregio nei miei confronti e ne ridemmo. That’s It!

 

Di critica su teatro/danza/cinema, critici, artisti e spettatori e tutte le relazioni possibili si è parlato alla Tavola Rotonda ‘La Scrivania del Critico’ al Piccolo Teatro Strehler, Mercoledì 15/11/2017 / 14.00-19.00.

 

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