“Franco Quadri mi ha reso felice in alcuni momenti all’inizio della mia carriera e mi ha fatto piangere in altri”

Abbiamo posto le stesse quattro domande ad alcuni artisti, per sapere cosa pensino della Critica. Ecco cosa ci ha risposto Emma Dante.

Emma, quanto peso dai a ciò che la critica scrive di un tuo lavoro all’indomani di un debutto?
Per me la critica ha sempre avuto un ruolo importante, perché ho sempre creduto nel confronto intellettuale e nell’analisi lucida e spietata che un critico ha il dovere di fare come testimonianza del percorso di un’artista, a prescindere dagli equilibri socio-politici che stanno dietro a quel progetto o a quell’artista. Purtroppo non è sempre così. E il disinteresse, la purezza di un pensiero critico li leggo sempre più raramente. La critica dovrebbe prendere le distanze dalle semplificazioni, dai mi piace o non mi piace, dalle critiche preventive che sempre di più popolano gli spazi modaioli che un tempo erano destinati al confronto, anche spietato, tra intellettuali e studiosi.

Ti interessi solo delle grandi firme della carta stampata o anche di cosa scrivono sul web critici meno rinomati?
Leggo tutto, perché tutto può essere una risorsa. E tutto può suggerire qualcosa su cui riflettere. Anche le isterie, numerosissime, del web. Mi diverte la stroncatura quando è ben articolata, mi fa molto piacere una critica positiva e mi fa enorme tristezza il ruggito di chi attacca gratuitamente e fa diventare la cosa una questione personale. Più vado avanti e più m’imbatto in cose del genere: veleno, malignità, tanta cattiveria di gente che non conosco a cui sembra io abbia fatto un torto per il semplice fatto di esistere e di fare.

C’è stato un giudizio di un critico, che ha influenzato il tuo lavoro?
Franco Quadri mi ha reso felice in alcuni momenti all’inizio della mia carriera e mi ha fatto piangere in altri, momenti in cui ho creduto di essere perduta. Con lui sì, ho sentito male dopo una stroncatura e ho provato felicità dopo una sua frase felice. Mi hanno influenzato delle critiche di Palazzi, anche su altri spettacoli non miei e all’inizio il Cordelli di tanti anni fa. Io appartengo a quella generazione che è cresciuta sotto stretta sorveglianza della critica, appartengo a quella comunità di artisti che quando dovevano fare i conti con un progetto si sentivano osservati e tenuti d’occhio. Sapevano che se facevano una cazzata sarebbero stati sgamati e quindi prima di farla ci pensavano a lungo. Adesso questa sensazione non ce l’ho più così forte come allora.

Ricordi una stroncatura che ti ha fatta particolarmente arrabbiare?
Una stroncatura in particolare no, tutte le stroncature mi hanno fatta arrabbiare e tuttora mi fanno arrabbiare. Sempre mi indignerò leggendo male di un mio spettacolo. Ma quale artista non s’indigna se qualcuno si permette di scombinargli il gioco e di dirgli che le regole di quel gioco non funzionano. Gli artisti sono come i bambini, vorrebbero continuamente, sempre essere coccolati e amati.


Di critica su teatro/danza/cinema, critici, artisti e spettatori e tutte le relazioni possibili si è parlato alla Tavola Rotonda ‘La Scrivania del Critico’ al Piccolo Teatro Strehler, Mercoledì 15/11/2017 / 14.00-19.00.

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