Al Teatro Argentina di Roma il grande affresco di Martone sulla rivoluzione francese

Fino al 28 maggio al Teatro Argentina va in scena Morte di Danton di Georg Büchner: il monumentale spettacolo sulla rivoluzione francese diretto da Mario Martone per il Teatro Stabile di Torino, nella traduzione di Anita Raja. Il testo racconta degli ultimi giorni del Terrore, la caduta di Georges Jacques Danton (Giuseppe Battiston) nel 1794 e l’antagonismo che lo contrappone a Maximilien Robespierre (Paolo Pierobon).

Ne parla il regista Mario Martone: «Sotto l’apparenza del dramma storico Morte di Danton nasconde i nervi scoperti della condizione umana, così come sarà rivelata e rappresentata un secolo dopo, nel Novecento, con quella stessa incandescenza, la stessa disillusione, lo stesso urlo soffocato. Per Büchner, come per Leopardi – La ginestra è di un anno dopo – la Storia non è che una macchina celibe, anche se le ragioni per scatenare la rivoluzione sono sempre tutte vive e presenti. Quello che commuove, in Morte di Danton, è la fragilità: sembra un paradosso, trattandosi di vicende che raccontano i protagonisti di un tempo in cui si è sprigionata una forza della quale ancora oggi sentiamo la spinta. Eppure nessuno di quegli uomini ha potuto sottrarsi, oltre che alla ghigliottina, alla verifica della propria impossibilità di invertire la rotta assegnata (da Dio? dalla Natura? dal nulla?) agli esseri umani, nonché di porre rimedio all’ingiustizia che da sempre regna sovrana».

Gli interpreti (in ordine alfabetico) sono Giuseppe Battiston, Fausto Cabra, Giovanni Calcagno, Michelangelo Dalisi, Roberto De Francesco, Francesco Di Leva, Pietro Faiella, Gianluigi Fogacci, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Ernesto Mahieux, Paolo Mazzarelli, Totò Onnis, Carmine Paternoster, Irene Petris, Paolo Pierobon, Mario Pirrello, Luciana Zazzera, Roberto Zibetti e Matteo Baiardi, Vittorio Camarota, Christian Di Filippo, Claudia Gambino, Giusy Emanuela Iannone, Camilla Nigro, Gloria Restuccia, Marcello Spinetta, Beatrice Vecchione. I costumi sono di Ursula Patzak, le luci di Pasquale Mari, il suono di Hubert Westkemper, le scene dello stesso Martone con Gianni Murru, registi collaboratori Alfonso Santagata e Paola Rota.

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