Dal 4 al 22 giugno il festival delle Colline Torinesi

Intorno a due temi si raccolgono i pensieri dei direttori artistici Isabella Lagatolla e Sergio Ariotti, che hanno disegnato questa XXII edizione del festival delle Colline Torinesi: il ruolo della donna nella società contemporanea, e il dramma delle migrazioni. Ventisette spettacoli, molti debutti assoluti o prime nazionali; per la sezione internazionale i paesi accolti sono Germania, Grecia, Serbia, Somalia e Libano. Torna la compagnia tedesca She She Pop con “50 Grades of Shame”, ispirato al “dramma dei bambini” di Wedekind “Risveglio di primavera” e al romanzo di Erika Leonard James “50 Shades of Grey”. I Motus festeggiano con “Raffiche” i loro 25 anni di compagnia: ispirato a “Splendid’s” di Jean Genet, già allestito dal gruppo nel 2002, Motus lo ripropone nella riscrittura di Magdalena Barile e Luca Scarlini. Chiara Guidi porta “Lettere dalla notte”, liberamente tratto dai testi di Nelly Sachs. “Lingua Madre Mameloschn!” di Sasha Marianna Salzmann è la commedia messa in scena in prima edizione italiana da Paola Rota, protagoniste tre donne di tre generazioni di una famiglia ebrea, sullo sfondo la DDR della Stasi. Valter Malosti firma la regia di “Ifigenia in Cardiff! del gallese Gary Owen, con Roberta Caronia. Di Massimiliano e Gianluca De Serio è Stanze/Qolalka, il cui primo copione deriva dai racconti di profughi somali raccolti dai De Serio a Torino. Milena Costanzo è in scena con “Emily” sulle tre figure di Anne Sexton, Emily Dickinson e Simone Weil. E poi le riflessioni sul colonialismo in “Acqua di colonia” di Frosini Timpano; il “Diario di una casalinga serba” di e con Ksenija Martinovic diretta da Fiona Sansone; Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa in “Amelia la strega che ammalia and friends”; Elena Bucci in “Corale numero uno” liberamente tratto da “Sputa tre volte” di Davide Reviati. Deflorian e Tagliarini portano “Il cielo non è un fondale”, che esplora la nostra condizione di flâneur metropolitani; Fanny & Alexander propone “Da parte loro nessuna domanda imbarazzante”, ricognizione teatrale nel mondo letterario di Elena Ferrante, per la regia di Luigi De Angelis; Scena Verticale presenta “ Masculu e Fìammina” interpretato da Saverio La Ruina, un uomo che racconta se stesso e svela la propria identità sulla tomba della madre. I Babilonia portano “Pedigree”, storia di un giovane cresciuto da due mamme. Fiabe noir per il monologo di Licia Lanera “The Black’s Tales Tour”, ispirato ai Grimm e ad Andersen. Saba Anglana, artista italo-somala, racconta in “Abebech – Fiore che sboccia” la storia vera di Abebech, donna etiope deportata a Mogadiscio durante la colonizzazione italiana. Il performer trasformista greco Euripides Laskaridis presenta “Titans”; Lina Majdalaine e Rabih Mroué, libanesi residenti a Berlino, in “So Little Time” esplorano la storia moderna del Libano attraverso una vicenda paradossale ambientata negli anni Sessanta del Novecento; mentre “Pixelated Revolution” è uno spettacolo-conferenza in cui Mroué si interroga sul ruolo delle immagini dei nostri cellulari nella documentazione della storia contemporanea.

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