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C’è stata una stroncatura che ci ha fatto, forse più male che arrabbiare.

Abbiamo posto le stesse quattro domande ad alcuni artisti, per sapere cosa pensino della Critica. Ecco cosa ci hanno risposto Babilonia Teatri.

Quanto peso date a ciò che la critica scrive del vostro lavoro all’indomani di un debutto?
Crediamo che la critica abbia avuto un ruolo importante in passato e sia stato punto di riferimento per artisti e spettatori. Ora viviamo un momento di passaggio in cui il ruolo della critica sta mutando e in cui tutto ci appare ancora in divenire. Per questo il peso che la critica assume ad ogni debutto non lo avvertiamo determinante e col passare del tempo assume un ruolo meno determinante per noi. In ogni caso il peso specifico della critica cambia di volta in volta. Dipende da quanto sei vulnerabile in un momento piuttosto che in un altro. Da quanto ti sei esposto. Da quanto le parole di chi scrive risuonano come una lettura e una restituzione del lavoro visto e quanto invece esulino da quello che è stato visto sul palco. Non c’è dubbio però che in alcuni casi quello che è stato scritto abbia pesato nell’indicarci che alcune strade e alcune scelte erano efficaci e interessanti, o al contrario ci hanno fatto ragionare e mettere in discussione alcune direzioni di lavoro. Altre volte invece, sia che si trattasse di critiche positive che negative, sono passate senza lasciare traccia.

 
Vi interessate solo delle grandi firme della carta stampata o anche di cosa scrivono sul web critici meno rinomati?
In generale leggiamo quasi tutto quello che viene scritto. Non tutto ha sempre lo stesso interesse, ma il web ha ormai una serie di firme che si sono conquistate una credibilità e questo crediamo possa essere una ricchezza. Allo stesso tempo è altrettanto vero che in rete, più, ma non solo, che sulla carta stampata, talvolta si leggono recensioni che appaiono del tutto pretestuose e talvolta anche poco congrue sia da un punto di vista etico che da un punto di vista estetico.
 
C’è stato un giudizio di un critico, che ha influenzato il vostro lavoro?
Diciamo che alcuni giudizi ci hanno fatto riflettere, per la capacità di mettere in connessione più spettacoli, più compagnie, più momenti storici. Per la capacità di rintracciare un filo rosso che legava spettacoli lontani tra loro, temporalmente o geograficamente. Questo genere di riflessioni critiche, pur non influenzando direttamente le nostre creazioni, ci hanno permesso di interrogarci sul nostro ruolo e sulle nostre potenzialità in un panorama più vasto e sono stati motore di riflessione.
 
Ricordate una stroncatura che vi ha fatta particolarmente arrabbiare?
Le stroncature fanno male sempre. Anche se nel tempo impari che necessariamente e direi anche per fortuna quello che fai non può piacere a tutti. Che a qualcuno non piace mai. E che quando la questione in gioco è solo un giudizio personale diventa poco interessante.
Ricordo all’inizio la stroncatura di made in italy da parte di Massimo Marino che parlò di uno Zelig solo un pò più cattivo, con Massimo poi ne abbiamo parlato e abbiamo trovato un punto di incontro e abbiamo costruito la possibilità di un confronto. Ricordo le prese di posizione nette avverse ai nostri primi spettacoli da parte di Capitta e Manzella.
Più di recente c’è stata poi la stroncatura che ci ha fatto, forse più male che arrabbiare, quella di Andrea Porcheddu su Jesus. Con Andrea ci conosciamo da anni e tra noi c’è una reciproca stima per questo abbiamo vissuto quasi come un attacco diretto le sue parole. Sono state parole che ci hanno fatto molto riflettere, ma che in prima battuta ci sono apparse come un attacco più alla persona che al lavoro e a caldo ci hanno feriti.

 

Babilonia Teatri è diretta da Enrico Castellani e Valeria Raimondi. Ne fanno parte Luca Scotton e Alice Castellani. Gli spettacoli di Babilonia Teatri sono, tra gli altri: made in italy (2008), Pop Star (2009), The End (2011), Pinocchio (2012), Lolita (2013), Jesus (2014), Inferno (2015), David è morto (2015), Purgatorio (2016), Paradiso (2017). Babilonia Teatri riceve il Leone d’Argento della Biennale di Venezia, 2 Premi Ubu,  il Premio Vertigine, il Premio Hystrio alla Drammaturgia.

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